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Dopo la breve e sfortunata parentesi del Quartz ref. 5100, Rolex abbandona il consorzio C.E.H. nel 1972 e inizia lo sviluppo in proprio di un nuovo movimento al quarzo.
Il nuovo calibro va ad equipaggiare una nuova gamma di orologi creati ad hoc, a cui viene data la denominazione Oysterquartz.
I nuovi modelli vedono la luce nel 1977, dopo un lungo periodo di test effettuati allo scopo di garantire un prodotto finalmente all'altezza delle aspettative.

I nuovi calibri Rolex elettro-meccanici 5035 e 5055, realizzati ex-novo, sono concepiti in modo totalmente differente rispetto al primo tentativo risalente ai tempi del consorzio C.E.H. e possono vantare diverse innovazioni tecniche di grande rilevanza.
Rolex intende ottenere un grado di precisione ancora maggiore a quello del calibro precedente, perciò viene aumentata la frequenza delle oscillazioni fino a raggiungere 32,768 hz, circa il quadruplo del Beta21.
Viene poi utilizzato un particolare sensore che rileva la temperatura ambientale e la invia al modulo elettronico di controllo che a sua volta provvede a calibrare di conseguenza la frequenza del cristallo di quarzo.
E' comunque presente anche un sistema manuale di regolazione per permettere una accurata messa a punto e, con il passare degli anni, compensare il naturale invecchiamento del cristallo di quarzo.
Nel 1978 circa il cristallo di quarzo riceve un ulteriore affinamento e finalmente vengono soddisfatti i requisiti per ottenere la prestigiosa certificazione di cronometro.
Escludendo il modulo elettronico, la batteria e il cristallo stesso, il resto della meccanica è mutuato dal calibro 3035 introdotto anch'esso nel 1977.
I calibri Rolex 5035 e 5055 sono da considerarsi tra i più raffinati movimenti al quarzo mai prodotti, anche a livello di rifinitura, e, seppur sorpassati da prodotti più moderni, restano ancora un punto di riferimento nella loro categoria.
Il livello di precisione è molto alto, con un margine di scarto annuo inferiore al minuto.

Due sono le versioni, Oysterquartz Datejust e Oysterquartz Day-Date. Entrambi sono caratterizzati dalla nuova cassa shaped che abbandona il classico design Rolex in favore di linee più squadrate e spigoli molto pronunciati.
Anche in questo caso, come già accaduto con la ref. 5100, viene impiegato il vetro zaffiro.
Una finitura estremamente curata, che alterna gradevoli satinature a impeccabili lucidature, rende la carrure molto piacevole esteticamente e contribuisce ad alleggerirne visivamente il design piuttosto massiccio.
Il bracciale è di tipo integrato, sagomato in modo tale da offrire un ideale proseguimento stilistico del design della cassa.
Proprio a causa del particolare bracciale le consuete punzonature vengono riportate sotto le anse e non tra di esse come sul resto della gamma Rolex.
Osservando l'orologio sul retro possiamo notare le incisioni di referenza e matricola.

Il Rolex Datejust Oysterquartz a sua volta è disponibile in tre varianti, che si differenziano per i materiali di costruzione e per alcuni dettagli stilistici.
La referenza più classica è la 17000, interamente in acciaio, che abbina ghiera liscia al bracciale integrato Oyster.
Il 17013 è invece la versione acciaio/oro giallo: la ghiera è di tipo zigrinato mentre il bracciale è il caratteristico Jubilee in acciaio/oro.
La terza variante è costituita dalla ref. 17014: la cassa è realizzata in acciaio, mentre la lunetta zigrinata è in oro bianco. Il bracciale Jubilee è completamente in acciaio.

Al momento della sua introduzione il nuovo Oysterquartz non può ancora fregiarsi del prestigioso certificato di cronometro. Per i primi 18 mesi di produzione, indicativamente fino al termine del 1978, il quadrante riporta unicamente la dicitura Oysterquartz, a tutto vantaggio di un design pulito e minimalista.
Successivamente, raggiunti gli standard del COSC, il nome del modello viene riposizionato alle ore 12 mentre alle ore 6 compare la scritta Superlative Chronometer Officially Certified.

Il Rolex Day-Date Oysterquartz è invece declinato in due referenze, che si differenziano unicamente per il materiale di realizzazione: ref. 19018 in oro giallo e la più rara 19019 in oro bianco.
Anche in questo caso il bracciale è integrato e trae forte ispirazione dal President impiegato sul canonico Day-Date meccanico, come si può facilmente intuire dalla chiusura a scomparsa.
Accanto ai due modelli principali troviamo numerose referenze derivate, caratterizzate da bracciali e ghiere con lavorazioni particolari, che si configurano alla stregua di orologi gioiello.

Da sempre attenta ai minimi dettagli, Rolex crea delle apposite scatole per i nuovi orologi che richiamino stilisticamente i loro contenuti tecnici.
I box dedicati presentano sul coperchio o al loro interno un cristallo di quarzo stilizzato, di forma esagonale, riportante il nome del modello.
Una interessante trovata promozionale consiste nel garantire la sostituzione gratuita della batteria, prevista all'incirca ogni due anni.
Non viene trascurata nemmeno una accurata campagna pubblicitaria, che annovera tra i propri testimonial lo scalatore Reinhold Messner e il celebre tenore Placido Domingo.

L'Oysterquartz è da considerarsi un orologio estremamente valido sotto ogni aspetto, sia estetico che puramente meccanico, ma purtroppo non suscita l'entusiasmo sperato.
A conferma della bontà del progetto l'intera gamma Rolex Oysterquartz rimane in produzione per 25 anni senza modifiche di rilievo, escludendo l'affinamento meccanico del '78 già menzionato in precedenza e la più recente sostituzione del tubo corona che passa dal cod. 600 al cod. 603 (gli esemplari dotati del tubo cod. 603 si differenziano per la lettera A dopo la referenza).
Una delle ragioni del suo mancato successo è da ricercarsi nel periodo in cui viene commercializzato, ovvero quando si stanno diffondendo ingenti quantitativi di orologi al quarzo di fattura estremamente economica.
Proprio per questo motivo il pubblico ha erroneamente identificato la meccanica al quarzo come sinonimo di basso livello qualitativo, non apprezzando l'Oysterquartz come avrebbe meritato e preferendogli le corrispondenti versioni meccaniche.
Conseguentemente la produzione non ha mai raggiunto valori elevati, assestandosi approssimativamente attorno al 1000 esemplari annui; scompare dai cataloghi Rolex nel 2001, dopo 25 anni di onorata carriera e circa 25.000 esemplari prodotti
Nel percorso evolutivo che ha portato alla nascita del Rolex Daytona occupa un posto di rilievo la ref. 6238. Definito semplicemente Rolex Chronograph, è di fatto il primo cronografo di impostazione moderna realizzato dalla maison all’inizio degli anni ’60.
E’ caratterizzato dalla cassa Oyster con fondello a vite e dalla ghiera liscia, che comporta la presenza della scala tachimetrica (o in rari casi medicale) direttamente sul quadrante. E’ disponibile in acciaio ed in oro, nelle varianti 14kt o 18kt. Il vetro ha un profilo bombato ed è contraddistinto dalla ref. Tropic 21.
La produzione di questo modello può essere distinta in due serie distinte, a seconda del tipo di quadrante impiegato.
I primissimi esemplari, indicativamente fino al termine del 1961, montano quadrante e gioco sfere analoghi a quelli delle precedenti ref. 6034/6234 dallo stile tipicamente anni ’50.
La seconda configurazione è quella più conosciuta e sicuramente più rappresentativa del modello, che abbandona i richiami ai cronografi precedenti per inaugurare uno stile proprio, più moderno.
Il nuovo quadrante è monocromatico, disponibile in tre varianti di colore: il più comune argento e i rari grigio ardesia e nero. Gli indici sono applicati e si distinguono per la particolare sfaccettatura mentre il gioco sfere è del tipo “a bastone”.
Per la scelta del movimento Rolex si orienta sul calibro 72 di produzione Valjoux, scelto per le note caratteristiche di affidabilità e qualità. Il calibro viene personalizzato dalla Maison tramite varie modifiche, tra cui l’adozione della regolazione Microstella, l’incisione della sigla Rolex Geneve sulla platina e l’impiego di un ponte della cronografia dedicato, venendo rinominato 72 B. Nell’ultimo periodo produttivo, indicativamente tra il 1965 ed il ’67, assume la nuova sigla 722 pur rimanendo invariato.

La ref. 6238 rimane presente nei cataloghi Rolex fino al 1967, quando esce definitivamente di produzione.

Il 1963 coincide con l’introduzione di un nuovo modello che va ad affiancare il Chronograph 6238. E’ il primo Rolex Cosmograph, contraddistinto dalla ref. 6239. La grande innovazione presentata con l’avvento di questo modello è la particolare lunetta graduata che riporta la scala tachimetrica direttamente incisa nel metallo, a tutto vantaggio della leggibilità del quadrante. Quest’ultimo è disponibile in due varianti cromatiche, con contatori e grafica in contrasto: nero con contatori chiari ed argentè con registri scuri. Al pari del precedente 6238 anche il nuovo Rolex Cosmograph viene realizzato in acciaio oppure in oro (14kt o 18kt). Anche in questo caso le varianti cromatiche sono due: champagne con registri neri e nero con registri champagne.
I pulsanti cronografici sono del tipo “a pompa”, la corona di carica è una Twinlock da 6mm di diametro.
Interessante notare come i primi esemplari prodotti montino una ghiera tachimetrica graduata fino a 300 units per hour, presto sostituita dalla più comune versione 200 units per hour. Il vetro rimane quello impiegato sul Chronograph 6238, il modello Tropic 21, che verrà impiegato su tutti i cronografi Rolex a carica manuale a venire.
Il movimento impiegato è il 72 B fino al 1965, quando viene sostituito dal calibro 722 (sostanzialmente identico). A partire dal ’67 circa viene montato il movimento cal. 722-1, che si distingue dal predecessore per una modifica alla meccanismo di azionamento della cronografia.

Nel 1965 compare per la prima volta la dicitura Daytona sul quadrante, destinata a diventare un’icona dell’orologeria mondiale. Il nome deriva da una gara automobilistica stock-car che si disputa in Florida, in cui Rolex riveste il ruolo di sponsor e cronometrista ufficiale. La scritta può essere posizionata sia ad ore 12 che sopra il contatore delle ore e avere differenti dimensioni, in funzione dell’anno e del produttore del quadrante.
Con il modello 6239 Rolex introduce anche un nuovo tipo di quadrante, definito exotic, nelle varianti a 2 o 3 colori.
Caratterizzato da una particolare grafica e da esclusivi abbinamenti cromatici, è conosciuto come Paul Newman per essere stato ritratto al polso del celebre attore americano.

Due anni più tardi, nel 1965, viene proposta la ref. 6241, che ricalca le caratteristiche del Cosmograph 6239 ad eccezione della lunetta di nuova concezione. La ghiera infatti è realizzata in due corpi, un anello metallico esterno in cui è alloggiato un inserto acrilico nero con la scala tachimetrica stampata in bianco. Differisce da quella in acciaio anche per le dimensioni, avendo un diametro leggermente più grande.
I movimenti utilizzati sono il cal. 722 e il cal. 722-1 che lo sostituisce a partire dal ’67.

Contemporaneamente al 6241 Rolex presenta un nuovo modello Cosmograph, la ref. 6240. Si tratta di un orologio estremamente particolare, che introduce in via sperimentale i nuovi pulsanti cronografici con serraggio a vite per garantire l’impermeabilità. E’ disponibile esclusivamente in acciaio con lunetta nera, mutuata dalla ref. 6241.
L’impiego dei tasti a vite trova riscontro sul quadrante, che per la prima volta su un modello Cosmograph riporta la dicitura Oyster. La versione più tipica presenta le sigma alle ore sei, due simboli convenzionali che indicano i produttori del quadrante.
I pulsanti a vite sono da considerarsi una sorta di prototipo, mai comparsi sui cataloghi ricambi Rolex. Hanno una caratteristica zigrinatura, successivamente definita dai collezionisti “millerighe”. Il loro alloggiamento nelle carrure è meno pronunciato rispetto ai modelli con tasti a pompa ed è facilmente visibile guardando il retro dell’orologio.
Anche la corona di carica Twinlock è differente da quella da quella utilizzata in precedenza, passando da 6 a 7mm di diametro.
I primi esemplari di Rolex Cosmograph 6240 montano il calibro 72 B, presto sostituito dal cal. 722. Gli ultimi orologi prodotti montano invece il più recente cal. 722-1.

Tutte e tre le referenze 6239, 6241 e 6240 escono di produzione nel 1969, quando Rolex introduce la serie Cosmograph mossa dal nuovo movimento 727. Questo calibro deriva dal 722-1 utilizzato in precedenza dal quale si differenzia per l’impiego di un nuovo bilanciere a 21.600 a/h (18.000 a/h per il cal. 722-1).

Il modello 6262 prende il posto del Cosmograph 6239, mantenendone le caratteristiche peculiari come i pulsanti cronografaci a pompa e la lunetta in metallo incisa.
Il Cosmograph 6264 va invece a sostituire la precedente ref. 6241, dal quale eredita la lunetta acrilica nera con scala tachimetrica in bianco.
Rimangono invariate sia la gamma dei quadranti, che comprende anche la versione Paul Newman, che la possibilità di ottenere l’orologio sia in acciaio che in oro giallo 14kt o 18kt.

La produzione è di soli due anni e già nel 1972 Rolex presenta i nuovi modelli Cosmograph Daytona ref. 6263 e 6265, caratterizzati da una importante novità.

Sulla base dell’esperienza fatta qualche anno prima con la ref. 6240, a dire il vero non particolarmente positiva sul piano commerciale, i nuovi cronografi Rolex vengono equipaggiati con i pulsanti cronografici a vite.
La loro presenza è volta ad ottenere l’impermeabilità ed è abbinata all’impiego della nuova corona di carica Triplock da 7mm, più efficiente della precedente Twinlock. La massima profondità raggiungibile rimane tuttavia la medesima della ref. 6240, ovvero 50m/165ft.
I primissimi esemplari prodotti possono montare ancora alcune componenti tipiche del 6240 (pulsanti “millerighe" e corona Twinlock), presumibilmente per esaurire le scorte ancora in stock.
Come è ormai consuetudine i due modelli si differenziano unicamente per lo stile della lunetta, in plastica nera con scala in bianco per il Daytona 6263 e in metallo inciso per il Daytona 6265.
I quadranti propongono i classici abbinamenti con grafica e contatori in contrasto, nelle varianti nera e argentè.
A partire dalla metà degli anni ’70 viene introdotta la dicitura Daytona in rosso, posizionata ad ore 6 sopra il contatore delle ore, identica per entrambe le alternative cromatiche del quadrante.
La variante Paul Newman, priva però della dicitura Daytona, è disponibile solo nel primo periodo produttivo, per poi uscire definitivamente di produzione.
Sono sempre disponibili i modelli in oro giallo, nelle due differenti carature. A partire da metà anni ’70 sono le uniche versioni con certificazione di cronometro, come visibile sul quadrante che riporta la dicitura Superlative Chronometer Officially Certified posizionata alle ore 12.
Il movimento rimane sempre il cal. 727 introdotto nel 1969, senza particolari modifiche. Gli esemplari in oro si distinguono per la numerazione del movimento situata sotto il bilanciere, prerogativa dei modelli con certificato di cronometro. Nell’ultimo periodo produttivo questa caratteristica viene estesa anche ad alcuni modelli in acciaio, nonostante non siano certificati COSC.
Nel corso della produzione entrambi i modelli Cosmograph Daytona vengono sottoposti a leggeri ma costanti aggiornamenti da parte di Rolex, che introduce nuovi pulsanti a vite sul finire degli anni ’70 e una corona di carica migliorata attorno al 1982. La combinazione di queste modifiche offre un notevole miglioramento a livello di impermeabilità, che nel 1984 viene raddoppiata passando da 50m/165ft a 100m/330ft.

Attorno alla metà degli anni ’70 vengono introdotti due particolari varianti basate sui Cosmograph Daytona 6263/65 in oro giallo. Decisamente improntati al lusso, presentano vistose ghiere con diamanti incastonati, taglio brillante per il modello 6269 e taglio baguette per la ref. 6270. A richiesta è possibile ottenere speciali quadranti con pietre preziose, per un abbinamento ancora più esclusivo. Sono da considerarsi alla stregua di orologi-gioiello e vengono prodotti in quantitativi molto limitati, per lo più destinati a facoltosi clienti mediorientali.

La gamma di cronografi a carica manuale Rolex rimane in catalogo fino al 1988 senza mai ottenere un grande successo commerciale, probabilmente penalizzata dalla mancanza di un movimento automatico e dal gusto dell’epoca, maggiormente orientato verso modelli dal design più classico ed elegante. Come già avvenuto per altri orologi Rolex votati ad un uso sportivo l’insuccesso iniziale verrà poi ampiamente compensato ai giorni nostri, con il raggiungimento di un notevole valore collezionistico.

Nello stesso anno viene presentato il sostituto dei precedenti Cosmograph 6263/6265, il Daytona 16520. E’ un modello fortemente innovativo, essendo il primo cronografo a carica automatica nella storia Rolex.
Per la prima volta dopo tanti anni non vene più riproposta la scelta tra le due lunette differenti, sostituite da una ghiera singola ispirata nello stile a quella del precedente Daytona 6265.
La carrure assume proporzioni più in linea con il gusto attuale, facendo registrare un aumento di diametro (ora 40mm) e l’introduzione delle spallette di protezione per la corona di carica, inedite su un cronografo Rolex. Vengono mantenuti i pulsanti con serraggio a vite e la corona di carica Triplock, che permettono l’impermeabilità fino a 100m/330ft.
I quadranti disponibili sono due, nero e bianco con grafica e contatori in contrasto: a differenza dei modelli precedenti i registri non sono totalmente in colore contrastante ma hanno solo un anello perimetrale di diversa tonalità. Rimane però la dicitura Daytona stampata in rosso sopra il contatore delle ore, divenuta ormai un simbolo di questo modello. Per le versioni acciaio/oro (ref. 16523) e oro 18kt (ref. 16528) sono previste combinazioni cromatiche specifiche, comunque basate sullo schema grafico dei quadranti standard per la versione in acciaio.
Anche il vetro è nuovo, realizzato in zaffiro a tutto vantaggio della robustezza.
Come già avvenuto in passato Rolex sceglie il miglior movimento cronografico commerciale per derivarne il calibro da impiegare sulla gamma Cosmograph Daytona. La scelta si orienta sullo Zenith 400, ritenuto il migliore prodotto all’epoca, sottoposto da Rolex a numerosissime modifiche tra le quali l’eliminazione del datario e l’impiego del bilanciere con regolazione Microstella. Gli interventi effettuati sono circa 200 e il calibro così modificato assume la denominazione Rolex 4030.

Il passare degli anni porta diverse modifiche, più o meno rilevanti, che vanno ad interessare la gamma Cosmograph Daytona: nuove ghiere, quadranti inediti e bracciali rinnovati ne mutano l’aspetto in maniera sensibile.
Da registrare l’introduzione della variante in oro 18kt corredata di cinturino in pelle nel 1992 (ref. 16518), seguita da quella in oro bianco con analogo cinturino presentata cinque anni più tardi, nel 1997 (ref. 16519).

Grazie ad una riuscita politica commerciale il nuovo Rolex Daytona si rivela fin dalla sua introduzione un modello di grande successo, diventando molto ambito dai collezionisti nonostante sia un orologio di concezione moderna. Proprio per questa ragione non è a nostro avviso da considerarsi propriamente un modello vintage, avendo modificato in maniera radicale le caratteristiche peculiari dei Rolex Cosmograph che lo hanno preceduto.
L'introduzione del modello GMT-Master trae origine dalla richiesta presentata a Rolex da una delle più celebri compagnie aeree degli anni '50, la Pan-Am Airlines, in seguito alla adozione dei nuovi jet Boeing.
L'impiego di questi aeroplani, capaci di effettuare voli intercontinentali senza scalo, porta la compagnia a dover fronteggiare un inconveniente mai verificatosi prima d'ora: il jet-lag. I piloti ed il personale di bordo si trovano ad attraversare diversi fusi orari in un lasso di tempo relativamente breve, arrivando a destinazione stanchi e confusi.
Gli studi su questo particolare fenomeno commissionati dalla stessa Pan-Am evidenziano i benefici derivanti dal poter conoscere contemporaneamente l'ora locale e quella del luogo di partenza, inducendo la compagnia a cercare un orologio adatto a questo scopo.
Da questa esigenza nasce così una stretta collaborazione con Rolex che porta alla creazione del GMT-Master nel 1954, dopo circa un anno di ricerche svolte congiuntamente.

Contraddistinto dalla ref. 6542, il nuovo Rolex GMT-Master presenta una cassa in tre corpi di tipo Oyster, impermeabile fino ad una profondità di 50m-165ft, dotata di ghiera girevole analogamente ai contemporanei Submariner e Turn-O-Graph. La lunetta si compone di un anello metallico nel quale è alloggiato un inserto in bachelite riportante l'indicazione delle 24h. Il quadrante è nero laccato (glossy) con indici luminosi al trizio e le tacche dei minuti sono unite a formare un anello (minuteria continua).
Sui primissimi esemplari la profondità è visualizzata in rosso ad ore 6, sopra il nome del modello.
Il datario è situato alle ore 3 ed il disco data è bicolore roulette.
Il gioco sfere è di tipo Mercedes con una lancetta aggiuntiva caratterizzata da un piccolo triangolo luminoso posizionato alla sua estremità.
A dispetto della presenza del datario il vetro standard è privo di lente magnificatrice Cyclope, che viene dapprima proposta in opzione ed in seguito offerta di serie.
Inizialmente viene impiegato il movimento 1036 GMT realizzato ad hoc sulla base del cal. 1030, affiancato successivamente dai calibri 1065 e 1066 GMT.
Tutti i movimenti impiegati sono elevati allo standard di cronometro, come indicato dalla dicitura Officially Certified Chronometer apposta sul quadrante.
La visualizzazione del secondo fuso orario è possibile grazie alla sfera aggiuntiva, che compie un giro completo in 24h, andando ad indicare l'ora sulla specifica ghiera graduata da 0 a 24.
Quest'ultima può essere ruotata a seconda del fuso che si vuole visualizzare, affiancando così la classica lettura dell'orario sul quadrante.
L'inserto ghiera graduato è di fattura molto particolare e costituisce uno degli elementi distintivi del GMT-Master 6542. Realizzato in bachelite trasparente, presenta gli indici delle 24h ore incisi sul lato inferiore e riempiti di materiale luminoso.
Sullo stesso lato è applicato Il colore, rosso per le ore diurne e blu per quelle notturne.
Di grande impatto estetico, il materiale impiegato per la lunetta è tuttavia eccessivamente fragile e presto si rivela inadatto all'uso, in quanto soggetto a frequenti rotture.
Di conseguenza viene sostituito con un più robusto inserto in alluminio, che ne mantiene la graduazione e i colori.
Il Rolex GMT-Master 6542 viene realizzato prevalentemente in acciaio ma viene prodotto anche un limitato quantitativo di esemplari in oro giallo che si differenziano per alcuni dettagli. Il quadrante ha un caratteristico colore ambrato con indici applicati ed è abbinato ad un gioco sfere “a foglia”, mentre la ghiera, anch'essa in oro, presenta un inserto in bachelite marrone.

Nel 1959, dopo circa 5 anni di produzione, il GMT-Master 6542 viene sostituito dal nuovo Rolex ref. 1675.
Si tratta sostanzialmente di una evoluzione del modello precedente, che introduce alcuni importanti cambiamenti.
La cassa, di maggiore spessore, viene dotata delle spallette a protezione della corona di carica caratterizzate dal profilo appuntito, e viene introdotto il nuovo movimento 1565 GMT, derivato dal cal. 1530.
La ghiera assume una zigrinatura molto pronunciata e le anse si caratterizzano per le costolature particolarmente marcate.
I primi esemplari prodotti, indicativamente fino al 1960, conservano ancora dei particolari tipici del GMT-Master ref. 6542, come il disco data bicolore rosso/nero e il quadrante con la dicitura Officially Certified Chronometer. Successivamente viene impiegato un più convenzionale datario nero e il quadrante mostra la nuova dicitura Superlative Chronometer Officially Certified.
In entrambi i casi la minuteria è di tipo continuo.
Gli ultimi esemplari, prodotti indicativamente nel '64, possono presentare un particolare quadrante senza anello della minuteria caratterizzato da un trattino argentato posizionato ad ore 12 o ad ore 6.
Definito underline, è estremamente raro in quanto si tratta di una grafica di transizione prodotta per un limitatissimo periodo di tempo.
La versione in oro giallo riprende tutte le caratteristiche di quella in acciaio, ma curiosamente la cassa rimane priva di spallette di protezione per la corona di carica, risultando a livello estetico come una sorta di ibrido tra la precedente ref. 6542 e l'attuale Rolex GMT-Master 1675.
Il quadrante è proposto unicamente nella tonalità marrone, con piccoli indici applicati di forma tronco-conica.
Le lancette, inizialmente “a foglia”, vengono sostituite sugli ultimi esemplari dalle più sportive Mercedes.
L'inserto ghiera è disponibile unicamente di colore marrone con numeri dorati.

Il Rolex GMT-Master rimane in produzione con queste caratteristiche fino al 1964 circa, quando beneficia di un ulteriore restyling.
I cambiamenti coincidono con l'impiego del nuovo calibro 1575 GMT (dotato di fermo-macchina a partire dal '71) ed interessano diversi aspetti.
La cassa ha ora nuove spallette di forma arrotondata che garantiscono maggiore protezione alla corona di carica mentre la zigrinatura della ghiera diventa meno evidente.
Allo stesso modo anche le anse presentano delle costolature meno pronunciate.
Viene rinnovata la grafica del quadrante, che mantiene la finitura laccata abbinata alla grafica dorata ma è ora privo dell'anello che congiunge le tacche dei minuti, mantenendo lo stile inaugurato con la versione underline del '64.
Per comodità di definizione viene identificato come “minuteria aperta”.
In ossequio alle nuove normative sui materiali radioattivi cambia anche la dicitura apposta sotto l'indice delle ore 6, che passa dalla precedente SWISS alla nuova SWISS T < 25.

Nel 1967 circa il quadrante grafica oro viene sostituito dalla nuova versione con scritte bianche su fondo nero opaco che, attraverso numerose varianti grafiche, equipaggerà il GMT-Master 1675 fino al termine della produzione.
Il gioco sfere rimane sostanzialmente invariato ad eccezione della sfera delle 24h: i primi esemplari con quadrante grafica oro conservano la lancetta con il triangolo luminoso piccolo (definito dai collezionisti “freccino”) mentre successivamente viene adottata una nuova sfera contraddistinta da un triangolo di dimensioni maggiori a tutto vantaggio della leggibilità.
Approssimativamente dal 1970 è disponibile una nuova ghiera nera, proposta in alternativa alla rosso/blu standard.
I cambiamenti del 1964 si estendono anche alla versione in oro giallo, ora dotata della nuova cassa con spallette di protezione per la corona di carica.
Viene introdotto anche l'inedito quadrante nero, abbinato ad una ghiera specifica, che va ad affiancare il classico marrone “occhio di tigre”.
Per la prima volta è disponibile anche un modello acciaio e oro (14kt o 18kt a seconda dei mercati) che propone gli stessi abbinamenti cromatici della versione integralmente in oro, con l'aggiunta di un inserto ghiera marrone/oro specifico per il quadrante "occhio di tigre".

E' interessante notare come il GMT-Master ref. 1675 sia l'unico modello professionale a venire offerto da Rolex con il bracciale Jubilee direttamente come primo equipaggiamento, in alternativa al consueto bracciale Oyster.

L'ultimo importante cambiamento coincide con il 1981, quando viene adottato il nuovo movimento cal. 3075 dotato di scatto rapido del datario.
La rinnovata gamma GMT-Master è contraddistinta dalle nuove referenze Rolex a 5 cifre, l'ultima delle quali indica il metallo impiegato, secondo questo schema:

16750 acciaio
16753 acciaio/oro
16758 oro

Inizialmente il Rolex GMT-Master 16750 non presenta differenze estetiche di rilievo rispetto alla precedente ref. 1675, adottando un quadrante nero opaco con grafica bianca e indici al trizio.
Solo attorno alla metà degli anni '80 riceve il più moderno quadrante lucido con indici a “bicchierini”, mantenendo comunque il vetro in plexiglass.
Insieme alla variante acciaio/oro è di fatto l'ultimo modello a conservare un legame con il passato, dal momento che la versione oro monta già il vetro zaffiro, configurandosi come un orologio moderno a tutti gli effetti.


L'Explorer II ref. 1655 entra a far parte della gamma Rolex nel 1971, affiancando, senza sostituirla, l'Explorer 1016.
Si tratta di un orologio completamente nuovo rispetto ai modelli Explorer fino ad allora prodotti, sia per l'aspetto esteriore che per i contenuti tecnici.
Concettualmente deriva dal GMT-Master dal quale riprende il movimento con datario e sfera aggiuntiva delle 24h. Diversa invece è la destinazione d'uso, che in questo caso non è la visualizzazione simultanea di due differenti fusi orari.
E' invece un modello espressamente concepito per un uso professionale, diretto a chi ha la necessità di distinguere le ore diurne da quelle notturne durante prolungate permanenze in ambienti privi di luce solare, come può accadere ad esempio ad uno speleologo impegnato nell'esplorazione di una grotta.
La sfera arancione compie una rotazione completa in 24h, indicando l'ora sulla ghiera fissa, graduata da 0 a 24: in questo modo è semplice ed immediato capire se sia giorno oppure notte, diversamente da quanto avviene con un orologio ordinario.
A colpo d'occhio risulta così perfettamente chiaro, ad esempio, se sia mezzogiorno (12) oppure mezzanotte (24).

Il design e la combinazione cromatica del Rolex Explorer II 1655 sono tipicamente anni '70 e lo rendono assolutamente inconfondibile.
E' disponibile unicamente in acciaio e presenta una cassa piuttosto massiccia per poter agevolmente sopportare un uso intensivo.
La ghiera, di tipo fisso, riporta incise le 24 ore alternando numeri arabi a sottili indici a barretta, smaltati in nero.
Il vetro in plexiglass (cod. 25-116) è caratterizzato dalla lente magnificatrice Cyclope ad ore 3.
Il quadrante è nero matt con grafica bianca, con indici luminosi al trizio di forma geometrica.
Il gioco sfere è la componente più caratteristica del modello, con una lancetta delle 24h di grandi dimensioni laccata in arancione per garantire la massima visibilità.
Proprio questa particolare sfera garantirà al Rolex 1655 l'appellativo di Freccione, molto in voga tra i collezionisti e gli appassionati.
Durante l'arco produttivo il Rolex Explorer II è soggetto ad alcune leggere modifiche che riguardano il gioco sfere e il font grafico di ghiera e quadrante, che permettono di individuare quattro serie definite mark.

E' interessante notare come il Rolex Explorer II ref. 1655, oltre all'appellativo di Freccione già menzionato, venga spesso definito Steve McQueen nonostante il celebre attore non sia mai stato ritratto con questo orologio al polso.
In alcuni dei suoi film, come ad esempio The Hunter, indossa un Rolex Submariner mentre nella celebre pellicola Le Mans porta un Heuer Monaco per ragioni di sponsor.
Si ipotizza che l'Explorer II fosse tra i suoi orologi favoriti nella vita privata, ma è solo una supposizione.

Il movimento è il collaudato cal. 1575 GMT, lo stesso utilizzato sui contemporanei GMT-Master ref. 1675, dotato di fermo macchina a partire dal 1972.
E' un calibro estremamente robusto, adatto ad un uso professionale.

Nel 1980 Rolex fornisce un esemplare di ref. 1655 all'esploratore Oliver Shepard, impegnato nella Transglobe Expedition, una spedizione scientifica capitanata da Ranulph Fiennes e Charles Burton che si prefigge di visitare entrambi i poli terrestri.
Su esplicita richiesta di Shepard l'orologio monta quadrante e gioco sfere del GMT-Master ref. 1675 per una più immediata leggibilità.

Come spesso accaduto per i modelli Rolex più tecnici anche l'Explorer II 1655 fatica ad affermarsi e non riscuote il successo sperato.
I volumi di vendita sono modesti e spesso è criticato per la scarsa leggibilità del quadrante.
Esce di scena attorno alla metà del 1985, sostituito dal nuovo Rolex Explorer II ref. 16550.

Il Rolex 16550 è un orologio di concezione più moderna e beneficia di numerosi cambiamenti che lo differenziano dal suo predecessore.
Come l'Explorer II 1655 è disponibile unicamente in acciaio ma il quadrante viene offerto in due varianti cromatiche, bianco e nero.
Gli indici sono contornati da un profilo in oro bianco e nel medesimo materiale vengono realizzate le sfere Mercedes, identiche a quelle utilizzate dal modello GMT-Master.
La ghiera fissa presenta un font grafico rinnovato, con numeri dal profilo squadrato alternati a piccoli indici triangolari.
Il vetro con lente magnificatrice Cyclope (cod. 25-295-C1) è di tipo zaffiro.
Anche il movimento è nuovo: viene impiegato il cal. 3085, dotato di scatto rapido del datario e sfera aggiuntiva delle 24h indipendente.
Per un probabile difetto di fabbricazione il primo batch di quadranti bianchi subisce un caratteristico viraggio cromatico, che fa assumere una gradevole tonalità avorio.
Questa particolarità li rende molto ricercati dai collezionisti Rolex, che li definiscono comunemente Explorer II 16550 "panna”.

Il 16550 rimane in listino fino al 1988 circa, quando viene sostituito dal nuovo Rolex Explorer II 16570 dotato di movimento cal. 3185, tuttora in produzione.

La nascita del primo Rolex Submariner avviene presumibilmente al termine del 1953 ma la presentazione ufficiale è datata ’54, in occasione della Fiera di Basilea.
Il nuovo modello è contraddistinto dalla ref. 6204 ed è garantito impermeabile fino a 100m/330ft.
E’ mosso dal classico calibro A.260, impiegato su numerosi altri modelli del periodo e subito riconoscibile per la presenza del fondello bombato.
La cassa presenta dimensioni piuttosto contenute (diametro 37mm) ed è caratterizzata dalla ghiera girevole bidirezionale, simile a quella impiegata sul Rolex Turn-O-Graph 6202 creato anch’esso nel ’53.
Cambia però l’inserto graduato, che è suddiviso in sezioni da 5 minuti, alternando barrette ai numeri arabi, ed ha un pallino luminoso in corrispondenza delle ore 12.
E’ espressamente concepito per misurare il tempo trascorso in immersione, fornendo una preziosa informazione al sommozzatore.
Il quadrante è nero, laccato o con finitura honeycomb, con grafica dorata e minuteria continua; il gioco sfere è di tipo pencil, con la lancetta secondi dotata di dischetto luminoso all’estremità.
Le scritte sul quadrante, pur mantenendo il medesimo font grafico, possono presentare differenti disposizioni.
Prerogativa di questa referenza è la particolare corona di carica, dal diametro di soli 5.3mm e marcata con la tipica croce.

Nel corso del 1954, dopo circa un anno di produzione, Rolex presenta il successore del Submariner 6204, il modello 6205.
La nuova referenza mantiene inalterate le principali caratteristiche della precedente, limitandosi ad introdurre alcune leggere modifiche.
Il fondello ha ora una bombatura maggiormente pronunciata e la corona di carica vede aumentare il diametro fino a raggiungere i 6mm.
Esteticamente è quasi indistinguibile dal Rolex Submariner 6204, del quale costituisce una sorta di evoluzione.

Durante lo stesso anno viene introdotto anche il Submariner ref. 6200, il primo modello a garantire una massima profondità raggiungibile pari a 200m/330ft.
E’ chiaramente un orologio maggiormente specializzato e orientato ad un uso professionale, come si può dedurre anche dal suo aspetto estetico.
La cassa ha uno spessore maggiore rispetto alle referenze precedenti e per la prima volta compare la nuova corona di carica Brevet da 8mm.
Il Rolex ref. 6200 monta prevalentemente il quadrante explorer face con numeri arabi ma è disponibile anche una variante standard con indici “a pallettoni”.
Solitamente il nome del modello non compare sul quadrante, ad eccezione di qualche esemplare recante la dicitura Submariner alle ore 6.
La lunetta rimane quella impiegata sulle ref. 6204 e 6205 mentre per la prima volta viene impiegato il gioco sfere Mercedes, che va a sostituire le lancette Pencil impiegate in precedenza, diventando lo standard per la gamma Submariner.
Il movimento è il cal. A.296, ormai prossimo alla fine produzione.

L’anno 1955 porta importanti cambiamenti all’interno della gamma Rolex Submariner: viene interrotta la produzione delle ref. 6205 e 6200 e si registra l’introduzione di tre nuovi modelli che ne prendono il posto.

La ref. 6200 cede il posto al nuovo Submariner 6538, destinato anch’esso ad una clientela professionale potendo garantire una profondità massima di 200m/660ft.
La carrure mantiene uno spessore notevole ma il fondello perde la bombatura vista in precedenza, in seguito all’adozione del calibro 1030 in sostituzione dell’ A.296.
La corona di carica rimane la sovradimensionata Brevet dal diametro di 8mm.
I primi esemplari montano ancora la lunetta non graduata mentre in un secondo momento viene introdotto un inserto provvisto di graduazione ai primi 15 min.
Inizialmente il triangolo alle ore 12 è di colore rosso, una soluzione presto scartata a causa della scarsa visibilità di questo colore oltre i 10m di profondità.
Vengono prodotte diverse varianti di quadrante, mantenendo il fondo nero laccato e la grafica dorata.
Tra le più interessanti sono da ricordare la versione con certificato di cronometro, quella con profondità in rosso e la rarissima variante explorer face
Le lancette sono di tipo Mercedes, con lo sferino secondi standard o in versione lollypop con dischetto luminoso grande.
Nello stesso periodo Rolex realizza anche una speciale versione con probabile destinazione militare, chiamata 6538 A.
Si distingue dal modello standard per il particolare quadrante, privo sia della dicitura Submariner che della profondità, e per l’impiego di un vetro differente (Tropic 19, utilizzato in seguito sulle ref. 5512 e 5513).
Il numero di matricola è riportato anche all’interno del fondello, una caratteristica tipica dei modelli militari o con destinazioni speciali.

Il Rolex Submariner 6536, garantito impermeabile fino a 100m/330ft, va a sostituire il precedente 6205 dal quale si distingue per importanti particolari.
La cassa è analoga a quella della ref. 6538 e l’impiego del nuovo movimento cal.1030 permette l’impiego di un fondello meno bombato dei precedenti grazie ad un minore ingombro verticale.
La corona di carica misura 6mm.
Non è infrequente trovare degli esemplari con fondello 6538, con la vecchia referenza cancellata ed affiancata da quella corretta: è un’operazione compiuta direttamente da Rolex presumibilmente per esaurire i componenti già presenti in stock.
Il quadrante è nero glossy con grafica oro e in alcuni rari casi può avere l’indicazione della profondità stampata in colore rosso.
La ghiera e il gioco sfere prevedono le medesime varianti previste sul Submariner referenza 6538.

Al fianco del Submariner 6536 troviamo la variante 6536/1, che si differenzia per alcuni dettagli.
Impiega una cassa di spessore minore, simile a quella usata in precedenza sul modello 6205; anche il vetro è differente ed ha dimensioni leggermente più ampie.
Il quadrante, simile graficamente a quello della ref. 6536, differisce per le dimensioni avendo un diametro leggermente più grande.
E’ una differenza minima, nell’ordine di qualche decimo di millimetro, che rende i due quadranti non intercambiabili.

Purtroppo non si conosce la ragione della compresenza di due modelli così simili: possiamo ipotizzare che il Rolex Submariner 6536, più robusto, fosse destinato ad un uso professionale mentre il 6536/1 fosse diretto ad un pubblico più vasto e meno esigente.

Nel 1958 si registra l’introduzione di due nuovi modelli che vanno ad affiancare quelli descritti in precedenza.

Il Submariner 5508 è sostanzialmente simile alla ref. 6536/1, dalla quale si distingue principalmente per l’impiego del nuovo calibro 1530 creato nel 1957.
E’ garantito impermeabile fino a 100m/330ft e monta corona di carica da 6mm. La lunetta è graduata ai primi 15min mentre il quadrante mantiene la finitura nera glossy con grafica dorata e profondità in argento.

La ref. 5510 è invece da considerarsi come la naturale evoluzione del Submariner 6538, dal quale eredita la cassa di notevole spessore e la corona di carica Brevet da 8mm.
E’ l’ultimo modello a montarla, chiudendo l’epoca di questi modelli che in futuro verranno definiti “coroncioni” da parte dei collezionisti.
Al pari del Rolex ref. 5508 è equipaggiato con il movimento cal. 1530 e inserto ghiera graduato ai primi 15 minuti.
Garantisce una profondità massima di 200m/660ft e rimane in produzione per un anno soltanto, venendo prodotto in un ridotto numero di esemplari.

Il 1959 segna l’uscita di produzione dei Submariner 6538, 6536, 6536/1 e 5510 mentre la ref. 5508 rimarrà ancora disponibile per circa tre anni.

Nello stesso anno avviene una importante innovazione: l’introduzione delle spallette a protezione della corona di carica, che coincide con la nascita del Rolex Submariner ref. 5512.
Il nuovo modello prende il posto delle precedenti ref. impermeabili fino a 200m/660ft, presentandosi profondamente rinnovato rispetto ai predecessori.
La cassa è completamente nuova e per la prima volta presenta le spallette di protezione ai lati della corona, utili per proteggerla da urti accidentali.
Anche la corona stessa è inedita: non più la Brevet da 8mm ma la nuova Twinlock dal diametro di 7mm.
La ghiera girevole assume una zigrinatura più pronunciata rispetto al passato e presenta un inserto graduato ai primi 15 minuti.
I primi esemplari, indicativamente fino al ’64, sono mossi dal cal. 1530 e presentano un quadrante nero glossy con grafica dorata o mista oro/argento.
Può essere presente il certificato di cronometro mentre la minuteria è chiusa come sui modelli precedenti.
Le spallette hanno un profilo appuntito, ad eccezione di alcuni rari esemplari di inizio produzione caratterizzati dalle spallette squadrate, presto abbandonate.
A partire dal 1965 vengono adottati i nuovi calibri 1560 e 1570 che vanno a sostituire il precedente 1530.
Il quadrante mostra sempre il certificato di cronometro ma è caratterizzato dalla minuteria aperta.
Cambia anche la dicitura ad ore 6, che passa dalla classica SWISS utilizzata fin dagli anni ’50 alla nuova SWISS – T<25 a causa della mutata legislazione sui materiali radioattivi.
A queste modifiche si aggiungono le nuove spallette arrotondate che prendono il posto di quelle a punta.
Il 1967 fa registrare l’introduzione dei nuovi quadranti opachi con grafica bianca, che vengono utilizzati fino al termine della produzione del Rolex Submariner 5512, avvenuta nel 1978.

Nel 1962 Rolex presenta una versione più economica del 5512, priva della certificazione di cronometro.
Assume la ref. 5513 e inizialmente monta il cal. 1530 sostituito dopo circa un anno al nuovo movimento cal. 1520.
Anche il Submariner 5513 impiega la cassa con spallette a punta fino al ’64, per passare alle più convenzionali spallette arrotondate nel 1965.
L’evoluzione dei quadranti rispecchia esattamente quanto avviene con la ref. 5512, ad eccezione ovviamente del certificato di cronometria, non presente.
Riassumendo, troviamo quadranti glossy con minuteria chiusa dal 1962 al ’64, glossy con minuteria aperta dal 1965 fino al ’67 e la versione opaca matt dal 1968 al 1985 circa.
Interessante notare l’esistenza di due rare varianti di quadrante, prerogativa di questa referenza.
Il primo è un modello transizionale utilizzato attorno al 1964: presenta ancora la dicitura SWISS nonostante la minuteria aperta ed ha un trattino argentato, definito underline.
Il secondo tipo, conosciuto come explorer face, si caratterizza per i numeri arabi in riferimento alle ore 3, 6 e 9 e dovrebbe essere stato distribuito solo sul mercato inglese.
La produzione del Rolex 5513 continua anche dopo l’uscita di scena del Submariner 5512 facendo registrare un solo importante cambiamento attorno alla metà degli anni ’80.
Viene adottato un nuovo tipo di quadrante laccato con grafica bianca ed indici con un profilo in oro bianco, definiti “a bicchierini”.
Con questa ultima configurazione il 5513 rimane in catalogo fino al 1989, quando viene sostituito dalla ref. 14060 dotata di vetro zaffiro.

Il 1967 vede l’introduzione del primo Submariner con data, contraddistinto dalla ref. 1680.
Esteticamente simile alla ref. 5512, presenta il datario alle ore 3 visibile attraverso una apertura del quadrante.
Il vetro è caratterizzato dalla lente magnificatrice cyclope e dal tipico profilo squadrato, che lo fa sporgere nettamente dalla carrure.
Il quadrante è di tipo opaco matt con scritte bianche ad eccezione del nome del modello, Submariner, stampato in colore rosso.
Il movimento utilizzato è il cal. 1575 derivato dal cal. 1530 e marcato 1570 sul ponte dell’automatico.
Il 1680 rimane invariato fino al 1973 circa, quando viene gradualmente introdotto un nuovo tipo di quadrante con grafica interamente bianca: scompare quindi la caratteristica scritta rossa utilizzata in precedenza.
Nel 1969 Rolex propone per la prima volta una versione del Submariner realizzata in oro giallo 18kt, contraddistinto dalla ref. 1680/8.
Il quadrante viene proposto in due varianti cromatiche, blu e nera, entrambe con grafica dorata.
Gli indici sono applicati e hanno una caratteristica forma a tronco di cono; l’inserto ghiera è coordinato al quadrante, blu o nero con graduazione di colore oro.
La produzione di questo esclusivo modello ha termine nel 1978, mentre la variante in acciaio rimane disponibile fino al 1979.

Da segnalare alcune modifiche avvenute durante gli anni e comuni a tutte le referenze Rolex Submariner: il passaggio dalla corona Twinlock alla più efficiente Triplock avvenuto attorno al ’72 e l’introduzione del fermo-macchina per i movimenti prodotti dopo il 1971.

L’ultimo Submariner a mantenere un legame con il passato è la ref. 16800, che fa la sua comparsa nei cataloghi Rolex a partire dal 1979.
Nonostante monti già il moderno vetro zaffiro, durante il primo periodo produttivo mantiene il quadrante matt con indici al tritio, simile a quello impiegato sulla ref. 1680.
Per la prima volta la ghiera girevole diventa unidirezionale: una apposita molletta permette la rotazione unicamente in senso antiorario, garantendo maggiore sicurezza nella misurazione dei tempi di immersione.
La corona di carica Triplock è un'evoluzione di quella precedente e presenta il tubo con guarnizione O-ring esterna, introdotta presumibilmente nel 1978 con il Rolex Sea-Dweller ref. 16660.
Il movimento utilizzato è il cal. 3035 dotato di scatto rapido del datario e fermo-macchina.
Attorno alla metà degli anni ’80 viene introdotto il quadrante laccato con indici “a bicchierini”, mantenuto fino al termine della produzione avvenuta nel 1988.

Questa referenza, unitamente agli ultimi esemplari di 5513, conclude l’epopea dei modelli Submariner di interesse collezionistico, che lasciano il posto a modelli più moderni tuttora in produzione.

Produzione Rolex 1945-1987
Questo grafico prende in esame la produzione di orologi Rolex in funzione dei singoli anni, facendo riferimento all’arco temporale compreso tra il 1945 e il 1987, cioè l’ultimo anno in cui vengono impiegati i seriali numerici.

Osservando l’andamento produttivo possiamo notare una naturale tendenza crescente caratterizzata però da alcuni picchi, sia positivi che negativi: riscontriamo cioè delle fasi di sovrapproduzione alternate ad altre di sottoproduzione.

Tra le più evidenti notiamo ovviamente una produzione ridotta durante gli anni del secondo conflitto mondiale e un evidente picco negativo attorno al 1979, presumibilmente imputabile alla crisi energetica di quell’anno che potrebbe avere frenato la domanda di orologi di lusso. La notevole crescita avvenuta nei primi anni ’80 è verosimilmente dovuta alla introduzione dei nuovi modelli Rolex con vetro in zaffiro che per un certo periodo vanno ad affiancare la gamma “storica”.

Il biennio 1976-’77 merita un discorso più approfondito: osservando il grafico la linea continua rappresenta quella che riteniamo essere la produzione effettiva di orologi mentre la tratteggiata comprende il range dei numeri seriali presumibilmente riservati alle casse di fornitura.

Questa ipotesi è avvalorata dalla presunta iperproduzione avvenuta nel 1976: è infatti poco plausibile che Rolex abbia effettivamente realizzato un numero così elevato di orologi (dalla matricola 4.120.000 alla 5.000.000 circa), rendendo invece verosimile la tesi che vorrebbe un congruo range di numeri seriali riservati alle casse di ricambio (4.440.000 – 5.000.000 circa).

La linea tratteggiata mostra infatti un poco credibile picco produttivo (oltre 800.000 orologi) mentre quella continua illustra il dato che reputiamo più veritiero.

Ricordiamo anche in questo caso che, a causa della mancanza di riferimenti ufficiali forniti dalla Casa, i dati sono da considerarsi come una semplice ipotesi formulata dagli autori del sito.

Rolex Cosmograph Daytona ref. 16520, acciaio, prodotto nel 1994.
Cassa in 3 corpi, fondello a vite, ghiera graduata.
Quadrante nero, grafica bianca, indici applicati, sfere "a bastone".
Movimento cal. 4030, cronografo a 3 contatori, automatico, fermo-macchina.
Bracciale Oyster in acciaio con chiusura Flip-lock.
Ottime condizioni, completo di scatola e garanzia.

Il quadrante di questo Rolex Cosmograph Daytona presenta una alterazione cromatica che ha fatto assumere una caratteristica tonalità marrone ai contatori cronografici.
Molto apprezzata dai collezionisti Rolex, questa particolarità è probabilmente dovuta ad un difetto di fabbricazione del quadrante e si verifica prevalentemente sugli orologi realizzati tra il 1994 e il '95 (seriali S e W).

Il cal. Rolex 4030 deriva dal movimento 400 realizzato da Zenith, il migliore calibro cronografico in produzione all'epoca (1988).
Le modifiche effettuate da Rolex sono numerosissime e comprendono aspetti importanti come l'eliminazione del datario e l'introduzione del bilanciere con regolazione Microstella.
Importanti cambiamenti tecnici riducono il numero delle alternanze, che passano da 36.000 a/h (Zenith) a 28.800 (Rolex).

Il 4030 è l'ultimo movimento cronografico realizzato su base esterna, dal momento che la nuova generazione di Cosmograph Daytona, datata 2001, utilizza il calibro di manifattura Rolex.
 

 

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