| |
Lingua - Language
Dopo la breve e sfortunata parentesi del
Quartz ref. 5100, Rolex abbandona il consorzio C.E.H. nel 1972 e
inizia lo sviluppo in proprio di un nuovo movimento al quarzo.
Il nuovo calibro va ad equipaggiare una nuova gamma di orologi
creati ad hoc, a cui viene data la denominazione Oysterquartz.
I nuovi modelli vedono la luce nel 1977, dopo un lungo periodo di
test effettuati allo scopo di garantire un prodotto finalmente
all'altezza delle aspettative.
I nuovi calibri Rolex elettro-meccanici 5035 e 5055, realizzati
ex-novo, sono concepiti in modo totalmente differente rispetto al
primo tentativo risalente ai tempi del consorzio C.E.H. e possono
vantare diverse innovazioni tecniche di grande rilevanza.
Rolex intende ottenere un grado di precisione ancora maggiore a
quello del calibro precedente, perciò viene aumentata la frequenza
delle oscillazioni fino a raggiungere 32,768 hz, circa il quadruplo
del Beta21.
Viene poi utilizzato un particolare sensore che rileva la
temperatura ambientale e la invia al modulo elettronico di controllo
che a sua volta provvede a calibrare di conseguenza la frequenza del
cristallo di quarzo.
E' comunque presente anche un sistema manuale di regolazione per
permettere una accurata messa a punto e, con il passare degli anni,
compensare il naturale invecchiamento del cristallo di quarzo.
Nel 1978 circa il cristallo di quarzo riceve un ulteriore
affinamento e finalmente vengono soddisfatti i requisiti per
ottenere la prestigiosa certificazione di cronometro.
Escludendo il modulo elettronico, la batteria e il cristallo stesso,
il resto della meccanica è mutuato dal calibro 3035 introdotto
anch'esso nel 1977.
I calibri Rolex 5035 e 5055 sono da considerarsi tra i più raffinati
movimenti al quarzo mai prodotti, anche a livello di rifinitura, e,
seppur sorpassati da prodotti più moderni, restano ancora un punto
di riferimento nella loro categoria.
Il livello di precisione è molto alto, con un margine di scarto
annuo inferiore al minuto.
Due sono le versioni, Oysterquartz Datejust e Oysterquartz Day-Date.
Entrambi sono caratterizzati dalla nuova cassa shaped che abbandona
il classico design Rolex in favore di linee più squadrate e spigoli
molto pronunciati.
Anche in questo caso, come già accaduto con la ref. 5100, viene
impiegato il vetro zaffiro.
Una finitura estremamente curata, che alterna gradevoli satinature a
impeccabili lucidature, rende la carrure molto piacevole
esteticamente e contribuisce ad alleggerirne visivamente il design
piuttosto massiccio.
Il bracciale è di tipo integrato, sagomato in modo tale da offrire
un ideale proseguimento stilistico del design della cassa.
Proprio a causa del particolare bracciale le consuete punzonature
vengono riportate sotto le anse e non tra di esse come sul resto
della gamma Rolex.
Osservando l'orologio sul retro possiamo notare le incisioni di
referenza e matricola.
Il Rolex Datejust Oysterquartz a sua volta è disponibile in tre
varianti, che si differenziano per i materiali di costruzione e per
alcuni dettagli stilistici.
La referenza più classica è la 17000, interamente in acciaio, che
abbina ghiera liscia al bracciale integrato Oyster.
Il 17013 è invece la versione acciaio/oro giallo: la ghiera è di
tipo zigrinato mentre il bracciale è il caratteristico Jubilee in
acciaio/oro.
La terza variante è costituita dalla ref. 17014: la cassa è
realizzata in acciaio, mentre la lunetta zigrinata è in oro bianco.
Il bracciale Jubilee è completamente in acciaio.
Al momento della sua introduzione il nuovo Oysterquartz non può
ancora fregiarsi del prestigioso certificato di cronometro. Per i
primi 18 mesi di produzione, indicativamente fino al termine del
1978, il quadrante riporta unicamente la dicitura Oysterquartz, a
tutto vantaggio di un design pulito e minimalista.
Successivamente, raggiunti gli standard del COSC, il nome del
modello viene riposizionato alle ore 12 mentre alle ore 6 compare la
scritta Superlative Chronometer Officially Certified.
Il Rolex Day-Date Oysterquartz è invece declinato in due referenze,
che si differenziano unicamente per il materiale di realizzazione:
ref. 19018 in oro giallo e la più rara 19019 in oro bianco.
Anche in questo caso il bracciale è integrato e trae forte
ispirazione dal President impiegato sul canonico Day-Date meccanico,
come si può facilmente intuire dalla chiusura a scomparsa.
Accanto ai due modelli principali troviamo numerose referenze
derivate, caratterizzate da bracciali e ghiere con lavorazioni
particolari, che si configurano alla stregua di orologi gioiello.
Da sempre attenta ai minimi dettagli, Rolex crea delle apposite
scatole per i nuovi orologi che richiamino stilisticamente i loro
contenuti tecnici.
I box dedicati presentano sul coperchio o al loro interno un
cristallo di quarzo stilizzato, di forma esagonale, riportante il
nome del modello.
Una interessante trovata promozionale consiste nel garantire la
sostituzione gratuita della batteria, prevista all'incirca ogni due
anni.
Non viene trascurata nemmeno una accurata campagna pubblicitaria,
che annovera tra i propri testimonial lo scalatore Reinhold Messner
e il celebre tenore Placido Domingo.
L'Oysterquartz è da considerarsi un orologio estremamente valido
sotto ogni aspetto, sia estetico che puramente meccanico, ma
purtroppo non suscita l'entusiasmo sperato.
A conferma della bontà del progetto l'intera gamma Rolex
Oysterquartz rimane in produzione per 25 anni senza modifiche di
rilievo, escludendo l'affinamento meccanico del '78 già menzionato
in precedenza e la più recente sostituzione del tubo corona che
passa dal cod. 600 al cod. 603 (gli esemplari dotati del tubo cod.
603 si differenziano per la lettera A dopo la referenza).
Una delle ragioni del suo mancato successo è da ricercarsi nel
periodo in cui viene commercializzato, ovvero quando si stanno
diffondendo ingenti quantitativi di orologi al quarzo di fattura
estremamente economica.
Proprio per questo motivo il pubblico ha erroneamente identificato
la meccanica al quarzo come sinonimo di basso livello qualitativo,
non apprezzando l'Oysterquartz come avrebbe meritato e preferendogli
le corrispondenti versioni meccaniche.
Conseguentemente la produzione non ha mai raggiunto valori elevati,
assestandosi approssimativamente attorno al 1000 esemplari annui;
scompare dai cataloghi Rolex nel 2001, dopo 25 anni di onorata
carriera e circa 25.000 esemplari prodotti
Nel percorso evolutivo che ha portato alla nascita del Rolex Daytona
occupa un posto di rilievo la ref. 6238. Definito semplicemente
Rolex Chronograph, è di fatto il primo cronografo di impostazione
moderna realizzato dalla maison all’inizio degli anni ’60.
E’ caratterizzato dalla cassa Oyster con fondello a vite e dalla
ghiera liscia, che comporta la presenza della scala tachimetrica (o
in rari casi medicale) direttamente sul quadrante. E’ disponibile in
acciaio ed in oro, nelle varianti 14kt o 18kt. Il vetro ha un
profilo bombato ed è contraddistinto dalla ref. Tropic 21.
La produzione di questo modello può essere distinta in due serie
distinte, a seconda del tipo di quadrante impiegato.
I primissimi esemplari, indicativamente fino al termine del 1961,
montano quadrante e gioco sfere analoghi a quelli delle precedenti
ref. 6034/6234 dallo stile tipicamente anni ’50.
La seconda configurazione è quella più conosciuta e sicuramente più
rappresentativa del modello, che abbandona i richiami ai cronografi
precedenti per inaugurare uno stile proprio, più moderno.
Il nuovo quadrante è monocromatico, disponibile in tre varianti di
colore: il più comune argento e i rari grigio ardesia e nero. Gli
indici sono applicati e si distinguono per la particolare
sfaccettatura mentre il gioco sfere è del tipo “a bastone”.
Per la scelta del movimento Rolex si orienta sul calibro 72 di
produzione Valjoux, scelto per le note caratteristiche di
affidabilità e qualità. Il calibro viene personalizzato dalla Maison
tramite varie modifiche, tra cui l’adozione della regolazione
Microstella, l’incisione della sigla Rolex Geneve sulla platina e
l’impiego di un ponte della cronografia dedicato, venendo rinominato
72 B. Nell’ultimo periodo produttivo, indicativamente tra il 1965 ed
il ’67, assume la nuova sigla 722 pur rimanendo invariato.
La ref. 6238 rimane presente nei cataloghi Rolex fino al 1967,
quando esce definitivamente di produzione.
Il 1963 coincide con l’introduzione di un nuovo modello che va ad
affiancare il Chronograph 6238. E’ il primo Rolex Cosmograph,
contraddistinto dalla ref. 6239. La grande innovazione presentata
con l’avvento di questo modello è la particolare lunetta graduata
che riporta la scala tachimetrica direttamente incisa nel metallo, a
tutto vantaggio della leggibilità del quadrante. Quest’ultimo è
disponibile in due varianti cromatiche, con contatori e grafica in
contrasto: nero con contatori chiari ed argentè con registri scuri.
Al pari del precedente 6238 anche il nuovo Rolex Cosmograph viene
realizzato in acciaio oppure in oro (14kt o 18kt). Anche in questo
caso le varianti cromatiche sono due: champagne con registri neri e
nero con registri champagne.
I pulsanti cronografici sono del tipo “a pompa”, la corona di carica
è una Twinlock da 6mm di diametro.
Interessante notare come i primi esemplari prodotti montino una
ghiera tachimetrica graduata fino a 300 units per hour, presto
sostituita dalla più comune versione 200 units per hour. Il vetro
rimane quello impiegato sul Chronograph 6238, il modello Tropic 21,
che verrà impiegato su tutti i cronografi Rolex a carica manuale a
venire.
Il movimento impiegato è il 72 B fino al 1965, quando viene
sostituito dal calibro 722 (sostanzialmente identico). A partire dal
’67 circa viene montato il movimento cal. 722-1, che si distingue
dal predecessore per una modifica alla meccanismo di azionamento
della cronografia.
Nel 1965 compare per la prima volta la dicitura Daytona sul
quadrante, destinata a diventare un’icona dell’orologeria mondiale.
Il nome deriva da una gara automobilistica stock-car che si disputa
in Florida, in cui Rolex riveste il ruolo di sponsor e cronometrista
ufficiale. La scritta può essere posizionata sia ad ore 12 che sopra
il contatore delle ore e avere differenti dimensioni, in funzione
dell’anno e del produttore del quadrante.
Con il modello 6239 Rolex introduce anche un nuovo tipo di
quadrante, definito exotic, nelle varianti a 2 o 3 colori.
Caratterizzato da una particolare grafica e da esclusivi abbinamenti
cromatici, è conosciuto come Paul Newman per essere stato ritratto
al polso del celebre attore americano.
Due anni più tardi, nel 1965, viene proposta la ref. 6241, che
ricalca le caratteristiche del Cosmograph 6239 ad eccezione della
lunetta di nuova concezione. La ghiera infatti è realizzata in due
corpi, un anello metallico esterno in cui è alloggiato un inserto
acrilico nero con la scala tachimetrica stampata in bianco.
Differisce da quella in acciaio anche per le dimensioni, avendo un
diametro leggermente più grande.
I movimenti utilizzati sono il cal. 722 e il cal. 722-1 che lo
sostituisce a partire dal ’67.
Contemporaneamente al 6241 Rolex presenta un nuovo modello
Cosmograph, la ref. 6240. Si tratta di un orologio estremamente
particolare, che introduce in via sperimentale i nuovi pulsanti
cronografici con serraggio a vite per garantire l’impermeabilità. E’
disponibile esclusivamente in acciaio con lunetta nera, mutuata
dalla ref. 6241.
L’impiego dei tasti a vite trova riscontro sul quadrante, che per la
prima volta su un modello Cosmograph riporta la dicitura Oyster. La
versione più tipica presenta le sigma alle ore sei, due simboli
convenzionali che indicano i produttori del quadrante.
I pulsanti a vite sono da considerarsi una sorta di prototipo, mai
comparsi sui cataloghi ricambi Rolex. Hanno una caratteristica
zigrinatura, successivamente definita dai collezionisti
“millerighe”. Il loro alloggiamento nelle carrure è meno pronunciato
rispetto ai modelli con tasti a pompa ed è facilmente visibile
guardando il retro dell’orologio.
Anche la corona di carica Twinlock è differente da quella da quella
utilizzata in precedenza, passando da 6 a 7mm di diametro.
I primi esemplari di Rolex Cosmograph 6240 montano il calibro 72 B,
presto sostituito dal cal. 722. Gli ultimi orologi prodotti montano
invece il più recente cal. 722-1.
Tutte e tre le referenze 6239, 6241 e 6240 escono di produzione nel
1969, quando Rolex introduce la serie Cosmograph mossa dal nuovo
movimento 727. Questo calibro deriva dal 722-1 utilizzato in
precedenza dal quale si differenzia per l’impiego di un nuovo
bilanciere a 21.600 a/h (18.000 a/h per il cal. 722-1).
Il modello 6262 prende il posto del Cosmograph 6239, mantenendone le
caratteristiche peculiari come i pulsanti cronografaci a pompa e la
lunetta in metallo incisa.
Il Cosmograph 6264 va invece a sostituire la precedente ref. 6241,
dal quale eredita la lunetta acrilica nera con scala tachimetrica in
bianco.
Rimangono invariate sia la gamma dei quadranti, che comprende anche
la versione Paul Newman, che la possibilità di ottenere l’orologio
sia in acciaio che in oro giallo 14kt o 18kt.
La produzione è di soli due anni e già nel 1972 Rolex presenta i
nuovi modelli Cosmograph Daytona ref. 6263 e 6265, caratterizzati da
una importante novità.
Sulla base dell’esperienza fatta qualche anno prima con la ref.
6240, a dire il vero non particolarmente positiva sul piano
commerciale, i nuovi cronografi Rolex vengono equipaggiati con i
pulsanti cronografici a vite.
La loro presenza è volta ad ottenere l’impermeabilità ed è abbinata
all’impiego della nuova corona di carica Triplock da 7mm, più
efficiente della precedente Twinlock. La massima profondità
raggiungibile rimane tuttavia la medesima della ref. 6240, ovvero
50m/165ft.
I primissimi esemplari prodotti possono montare ancora alcune
componenti tipiche del 6240 (pulsanti “millerighe" e corona
Twinlock), presumibilmente per esaurire le scorte ancora in stock.
Come è ormai consuetudine i due modelli si differenziano unicamente
per lo stile della lunetta, in plastica nera con scala in bianco per
il Daytona 6263 e in metallo inciso per il Daytona 6265.
I quadranti propongono i classici abbinamenti con grafica e
contatori in contrasto, nelle varianti nera e argentè.
A partire dalla metà degli anni ’70 viene introdotta la dicitura
Daytona in rosso, posizionata ad ore 6 sopra il contatore delle ore,
identica per entrambe le alternative cromatiche del quadrante.
La variante Paul Newman, priva però della dicitura Daytona, è
disponibile solo nel primo periodo produttivo, per poi uscire
definitivamente di produzione.
Sono sempre disponibili i modelli in oro giallo, nelle due
differenti carature. A partire da metà anni ’70 sono le uniche
versioni con certificazione di cronometro, come visibile sul
quadrante che riporta la dicitura Superlative Chronometer Officially
Certified posizionata alle ore 12.
Il movimento rimane sempre il cal. 727 introdotto nel 1969, senza
particolari modifiche. Gli esemplari in oro si distinguono per la
numerazione del movimento situata sotto il bilanciere, prerogativa
dei modelli con certificato di cronometro. Nell’ultimo periodo
produttivo questa caratteristica viene estesa anche ad alcuni
modelli in acciaio, nonostante non siano certificati COSC.
Nel corso della produzione entrambi i modelli Cosmograph Daytona
vengono sottoposti a leggeri ma costanti aggiornamenti da parte di
Rolex, che introduce nuovi pulsanti a vite sul finire degli anni ’70
e una corona di carica migliorata attorno al 1982. La combinazione
di queste modifiche offre un notevole miglioramento a livello di
impermeabilità, che nel 1984 viene raddoppiata passando da 50m/165ft
a 100m/330ft.
Attorno alla metà degli anni ’70 vengono introdotti due particolari
varianti basate sui Cosmograph Daytona 6263/65 in oro giallo.
Decisamente improntati al lusso, presentano vistose ghiere con
diamanti incastonati, taglio brillante per il modello 6269 e taglio
baguette per la ref. 6270. A richiesta è possibile ottenere speciali
quadranti con pietre preziose, per un abbinamento ancora più
esclusivo. Sono da considerarsi alla stregua di orologi-gioiello e
vengono prodotti in quantitativi molto limitati, per lo più
destinati a facoltosi clienti mediorientali.
La gamma di cronografi a carica manuale Rolex rimane in catalogo
fino al 1988 senza mai ottenere un grande successo commerciale,
probabilmente penalizzata dalla mancanza di un movimento automatico
e dal gusto dell’epoca, maggiormente orientato verso modelli dal
design più classico ed elegante. Come già avvenuto per altri orologi
Rolex votati ad un uso sportivo l’insuccesso iniziale verrà poi
ampiamente compensato ai giorni nostri, con il raggiungimento di un
notevole valore collezionistico.
Nello stesso anno viene presentato il sostituto dei precedenti
Cosmograph 6263/6265, il Daytona 16520. E’ un modello fortemente
innovativo, essendo il primo cronografo a carica automatica nella
storia Rolex.
Per la prima volta dopo tanti anni non vene più riproposta la scelta
tra le due lunette differenti, sostituite da una ghiera singola
ispirata nello stile a quella del precedente Daytona 6265.
La carrure assume proporzioni più in linea con il gusto attuale,
facendo registrare un aumento di diametro (ora 40mm) e
l’introduzione delle spallette di protezione per la corona di
carica, inedite su un cronografo Rolex. Vengono mantenuti i pulsanti
con serraggio a vite e la corona di carica Triplock, che permettono
l’impermeabilità fino a 100m/330ft.
I quadranti disponibili sono due, nero e bianco con grafica e
contatori in contrasto: a differenza dei modelli precedenti i
registri non sono totalmente in colore contrastante ma hanno solo un
anello perimetrale di diversa tonalità. Rimane però la dicitura
Daytona stampata in rosso sopra il contatore delle ore, divenuta
ormai un simbolo di questo modello. Per le versioni acciaio/oro
(ref. 16523) e oro 18kt (ref. 16528) sono previste combinazioni
cromatiche specifiche, comunque basate sullo schema grafico dei
quadranti standard per la versione in acciaio.
Anche il vetro è nuovo, realizzato in zaffiro a tutto vantaggio
della robustezza.
Come già avvenuto in passato Rolex sceglie il miglior movimento
cronografico commerciale per derivarne il calibro da impiegare sulla
gamma Cosmograph Daytona. La scelta si orienta sullo Zenith 400,
ritenuto il migliore prodotto all’epoca, sottoposto da Rolex a
numerosissime modifiche tra le quali l’eliminazione del datario e
l’impiego del bilanciere con regolazione Microstella. Gli interventi
effettuati sono circa 200 e il calibro così modificato assume la
denominazione Rolex 4030.
Il passare degli anni porta diverse modifiche, più o meno rilevanti,
che vanno ad interessare la gamma Cosmograph Daytona: nuove ghiere,
quadranti inediti e bracciali rinnovati ne mutano l’aspetto in
maniera sensibile.
Da registrare l’introduzione della variante in oro 18kt corredata di
cinturino in pelle nel 1992 (ref. 16518), seguita da quella in oro
bianco con analogo cinturino presentata cinque anni più tardi, nel
1997 (ref. 16519).
Grazie ad una riuscita politica commerciale il nuovo Rolex Daytona
si rivela fin dalla sua introduzione un modello di grande successo,
diventando molto ambito dai collezionisti nonostante sia un orologio
di concezione moderna. Proprio per questa ragione non è a nostro
avviso da considerarsi propriamente un modello vintage, avendo
modificato in maniera radicale le caratteristiche peculiari dei
Rolex Cosmograph che lo hanno preceduto.
L'introduzione del modello GMT-Master trae origine dalla richiesta
presentata a Rolex da una delle più celebri compagnie aeree degli
anni '50, la Pan-Am Airlines, in seguito alla adozione dei nuovi jet
Boeing.
L'impiego di questi aeroplani, capaci di effettuare voli
intercontinentali senza scalo, porta la compagnia a dover
fronteggiare un inconveniente mai verificatosi prima d'ora: il
jet-lag. I piloti ed il personale di bordo si trovano ad
attraversare diversi fusi orari in un lasso di tempo relativamente
breve, arrivando a destinazione stanchi e confusi.
Gli studi su questo particolare fenomeno commissionati dalla stessa
Pan-Am evidenziano i benefici derivanti dal poter conoscere
contemporaneamente l'ora locale e quella del luogo di partenza,
inducendo la compagnia a cercare un orologio adatto a questo scopo.
Da questa esigenza nasce così una stretta collaborazione con Rolex
che porta alla creazione del GMT-Master nel 1954, dopo circa un anno
di ricerche svolte congiuntamente.
Contraddistinto dalla ref. 6542, il nuovo Rolex GMT-Master presenta
una cassa in tre corpi di tipo Oyster, impermeabile fino ad una
profondità di 50m-165ft, dotata di ghiera girevole analogamente ai
contemporanei Submariner e Turn-O-Graph. La lunetta si compone di un
anello metallico nel quale è alloggiato un inserto in bachelite
riportante l'indicazione delle 24h. Il quadrante è nero laccato
(glossy) con indici luminosi al trizio e le tacche dei minuti sono
unite a formare un anello (minuteria continua).
Sui primissimi esemplari la profondità è visualizzata in rosso ad
ore 6, sopra il nome del modello.
Il datario è situato alle ore 3 ed il disco data è bicolore
roulette.
Il gioco sfere è di tipo Mercedes con una lancetta aggiuntiva
caratterizzata da un piccolo triangolo luminoso posizionato alla sua
estremità.
A dispetto della presenza del datario il vetro standard è privo di
lente magnificatrice Cyclope, che viene dapprima proposta in opzione
ed in seguito offerta di serie.
Inizialmente viene impiegato il movimento 1036 GMT realizzato ad hoc
sulla base del cal. 1030, affiancato successivamente dai calibri
1065 e 1066 GMT.
Tutti i movimenti impiegati sono elevati allo standard di
cronometro, come indicato dalla dicitura Officially Certified
Chronometer apposta sul quadrante.
La visualizzazione del secondo fuso orario è possibile grazie alla
sfera aggiuntiva, che compie un giro completo in 24h, andando ad
indicare l'ora sulla specifica ghiera graduata da 0 a 24.
Quest'ultima può essere ruotata a seconda del fuso che si vuole
visualizzare, affiancando così la classica lettura dell'orario sul
quadrante.
L'inserto ghiera graduato è di fattura molto particolare e
costituisce uno degli elementi distintivi del GMT-Master 6542.
Realizzato in bachelite trasparente, presenta gli indici delle 24h
ore incisi sul lato inferiore e riempiti di materiale luminoso.
Sullo stesso lato è applicato Il colore, rosso per le ore diurne e
blu per quelle notturne.
Di grande impatto estetico, il materiale impiegato per la lunetta è
tuttavia eccessivamente fragile e presto si rivela inadatto all'uso,
in quanto soggetto a frequenti rotture.
Di conseguenza viene sostituito con un più robusto inserto in
alluminio, che ne mantiene la graduazione e i colori.
Il Rolex GMT-Master 6542 viene realizzato prevalentemente in acciaio
ma viene prodotto anche un limitato quantitativo di esemplari in oro
giallo che si differenziano per alcuni dettagli. Il quadrante ha un
caratteristico colore ambrato con indici applicati ed è abbinato ad
un gioco sfere “a foglia”, mentre la ghiera, anch'essa in oro,
presenta un inserto in bachelite marrone.
Nel 1959, dopo circa 5 anni di produzione, il GMT-Master 6542 viene
sostituito dal nuovo Rolex ref. 1675.
Si tratta sostanzialmente di una evoluzione del modello precedente,
che introduce alcuni importanti cambiamenti.
La cassa, di maggiore spessore, viene dotata delle spallette a
protezione della corona di carica caratterizzate dal profilo
appuntito, e viene introdotto il nuovo movimento 1565 GMT, derivato
dal cal. 1530.
La ghiera assume una zigrinatura molto pronunciata e le anse si
caratterizzano per le costolature particolarmente marcate.
I primi esemplari prodotti, indicativamente fino al 1960, conservano
ancora dei particolari tipici del GMT-Master ref. 6542, come il
disco data bicolore rosso/nero e il quadrante con la dicitura
Officially Certified Chronometer. Successivamente viene impiegato un
più convenzionale datario nero e il quadrante mostra la nuova
dicitura Superlative Chronometer Officially Certified.
In entrambi i casi la minuteria è di tipo continuo.
Gli ultimi esemplari, prodotti indicativamente nel '64, possono
presentare un particolare quadrante senza anello della minuteria
caratterizzato da un trattino argentato posizionato ad ore 12 o ad
ore 6.
Definito underline, è estremamente raro in quanto si tratta di una
grafica di transizione prodotta per un limitatissimo periodo di
tempo.
La versione in oro giallo riprende tutte le caratteristiche di
quella in acciaio, ma curiosamente la cassa rimane priva di
spallette di protezione per la corona di carica, risultando a
livello estetico come una sorta di ibrido tra la precedente ref.
6542 e l'attuale Rolex GMT-Master 1675.
Il quadrante è proposto unicamente nella tonalità marrone, con
piccoli indici applicati di forma tronco-conica.
Le lancette, inizialmente “a foglia”, vengono sostituite sugli
ultimi esemplari dalle più sportive Mercedes.
L'inserto ghiera è disponibile unicamente di colore marrone con
numeri dorati.
Il Rolex GMT-Master rimane in produzione con queste caratteristiche
fino al 1964 circa, quando beneficia di un ulteriore restyling.
I cambiamenti coincidono con l'impiego del nuovo calibro 1575 GMT
(dotato di fermo-macchina a partire dal '71) ed interessano diversi
aspetti.
La cassa ha ora nuove spallette di forma arrotondata che
garantiscono maggiore protezione alla corona di carica mentre la
zigrinatura della ghiera diventa meno evidente.
Allo stesso modo anche le anse presentano delle costolature meno
pronunciate.
Viene rinnovata la grafica del quadrante, che mantiene la finitura
laccata abbinata alla grafica dorata ma è ora privo dell'anello che
congiunge le tacche dei minuti, mantenendo lo stile inaugurato con
la versione underline del '64.
Per comodità di definizione viene identificato come “minuteria
aperta”.
In ossequio alle nuove normative sui materiali radioattivi cambia
anche la dicitura apposta sotto l'indice delle ore 6, che passa
dalla precedente SWISS alla nuova SWISS T < 25.
Nel 1967 circa il quadrante grafica oro viene sostituito dalla nuova
versione con scritte bianche su fondo nero opaco che, attraverso
numerose varianti grafiche, equipaggerà il GMT-Master 1675 fino al
termine della produzione.
Il gioco sfere rimane sostanzialmente invariato ad eccezione della
sfera delle 24h: i primi esemplari con quadrante grafica oro
conservano la lancetta con il triangolo luminoso piccolo (definito
dai collezionisti “freccino”) mentre successivamente viene adottata
una nuova sfera contraddistinta da un triangolo di dimensioni
maggiori a tutto vantaggio della leggibilità.
Approssimativamente dal 1970 è disponibile una nuova ghiera nera,
proposta in alternativa alla rosso/blu standard.
I cambiamenti del 1964 si estendono anche alla versione in oro
giallo, ora dotata della nuova cassa con spallette di protezione per
la corona di carica.
Viene introdotto anche l'inedito quadrante nero, abbinato ad una
ghiera specifica, che va ad affiancare il classico marrone “occhio
di tigre”.
Per la prima volta è disponibile anche un modello acciaio e oro
(14kt o 18kt a seconda dei mercati) che propone gli stessi
abbinamenti cromatici della versione integralmente in oro, con
l'aggiunta di un inserto ghiera marrone/oro specifico per il
quadrante "occhio di tigre".
E' interessante notare come il GMT-Master ref. 1675 sia l'unico
modello professionale a venire offerto da Rolex con il bracciale
Jubilee direttamente come primo equipaggiamento, in alternativa al
consueto bracciale Oyster.
L'ultimo importante cambiamento coincide con il 1981, quando viene
adottato il nuovo movimento cal. 3075 dotato di scatto rapido del
datario.
La rinnovata gamma GMT-Master è contraddistinta dalle nuove
referenze Rolex a 5 cifre, l'ultima delle quali indica il metallo
impiegato, secondo questo schema:
16750 acciaio
16753 acciaio/oro
16758 oro
Inizialmente il Rolex GMT-Master 16750 non presenta differenze
estetiche di rilievo rispetto alla precedente ref. 1675, adottando
un quadrante nero opaco con grafica bianca e indici al trizio.
Solo attorno alla metà degli anni '80 riceve il più moderno
quadrante lucido con indici a “bicchierini”, mantenendo comunque il
vetro in plexiglass.
Insieme alla variante acciaio/oro è di fatto l'ultimo modello a
conservare un legame con il passato, dal momento che la versione oro
monta già il vetro zaffiro, configurandosi come un orologio moderno
a tutti gli effetti.
L'Explorer II ref. 1655 entra a far parte della gamma Rolex nel
1971, affiancando, senza sostituirla, l'Explorer 1016.
Si tratta di un orologio completamente nuovo rispetto ai modelli
Explorer fino ad allora prodotti, sia per l'aspetto esteriore che
per i contenuti tecnici.
Concettualmente deriva dal GMT-Master dal quale riprende il
movimento con datario e sfera aggiuntiva delle 24h. Diversa invece è
la destinazione d'uso, che in questo caso non è la visualizzazione
simultanea di due differenti fusi orari.
E' invece un modello espressamente concepito per un uso
professionale, diretto a chi ha la necessità di distinguere le ore
diurne da quelle notturne durante prolungate permanenze in ambienti
privi di luce solare, come può accadere ad esempio ad uno speleologo
impegnato nell'esplorazione di una grotta.
La sfera arancione compie una rotazione completa in 24h, indicando
l'ora sulla ghiera fissa, graduata da 0 a 24: in questo modo è
semplice ed immediato capire se sia giorno oppure notte,
diversamente da quanto avviene con un orologio ordinario.
A colpo d'occhio risulta così perfettamente chiaro, ad esempio, se
sia mezzogiorno (12) oppure mezzanotte (24).
Il design e la combinazione cromatica del Rolex Explorer II 1655
sono tipicamente anni '70 e lo rendono assolutamente inconfondibile.
E' disponibile unicamente in acciaio e presenta una cassa piuttosto
massiccia per poter agevolmente sopportare un uso intensivo.
La ghiera, di tipo fisso, riporta incise le 24 ore alternando numeri
arabi a sottili indici a barretta, smaltati in nero.
Il vetro in plexiglass (cod. 25-116) è caratterizzato dalla lente
magnificatrice Cyclope ad ore 3.
Il quadrante è nero matt con grafica bianca, con indici luminosi al
trizio di forma geometrica.
Il gioco sfere è la componente più caratteristica del modello, con
una lancetta delle 24h di grandi dimensioni laccata in arancione per
garantire la massima visibilità.
Proprio questa particolare sfera garantirà al Rolex 1655
l'appellativo di Freccione, molto in voga tra i collezionisti e gli
appassionati.
Durante l'arco produttivo il Rolex Explorer II è soggetto ad alcune
leggere modifiche che riguardano il gioco sfere e il font grafico di
ghiera e quadrante, che permettono di individuare quattro serie
definite mark.
E' interessante notare come il Rolex Explorer II ref. 1655, oltre
all'appellativo di Freccione già menzionato, venga spesso definito
Steve McQueen nonostante il celebre attore non sia mai stato
ritratto con questo orologio al polso.
In alcuni dei suoi film, come ad esempio The Hunter, indossa un
Rolex Submariner mentre nella celebre pellicola Le Mans porta un
Heuer Monaco per ragioni di sponsor.
Si ipotizza che l'Explorer II fosse tra i suoi orologi favoriti
nella vita privata, ma è solo una supposizione.
Il movimento è il collaudato cal. 1575 GMT, lo stesso utilizzato sui
contemporanei GMT-Master ref. 1675, dotato di fermo macchina a
partire dal 1972.
E' un calibro estremamente robusto, adatto ad un uso professionale.
Nel 1980 Rolex fornisce un esemplare di ref. 1655 all'esploratore
Oliver Shepard, impegnato nella Transglobe Expedition, una
spedizione scientifica capitanata da Ranulph Fiennes e Charles
Burton che si prefigge di visitare entrambi i poli terrestri.
Su esplicita richiesta di Shepard l'orologio monta quadrante e gioco
sfere del GMT-Master ref. 1675 per una più immediata leggibilità.
Come spesso accaduto per i modelli Rolex più tecnici anche
l'Explorer II 1655 fatica ad affermarsi e non riscuote il successo
sperato.
I volumi di vendita sono modesti e spesso è criticato per la scarsa
leggibilità del quadrante.
Esce di scena attorno alla metà del 1985, sostituito dal nuovo Rolex
Explorer II ref. 16550.
Il Rolex 16550 è un orologio di concezione più moderna e beneficia
di numerosi cambiamenti che lo differenziano dal suo predecessore.
Come l'Explorer II 1655 è disponibile unicamente in acciaio ma il
quadrante viene offerto in due varianti cromatiche, bianco e nero.
Gli indici sono contornati da un profilo in oro bianco e nel
medesimo materiale vengono realizzate le sfere Mercedes, identiche a
quelle utilizzate dal modello GMT-Master.
La ghiera fissa presenta un font grafico rinnovato, con numeri dal
profilo squadrato alternati a piccoli indici triangolari.
Il vetro con lente magnificatrice Cyclope (cod. 25-295-C1) è di tipo
zaffiro.
Anche il movimento è nuovo: viene impiegato il cal. 3085, dotato di
scatto rapido del datario e sfera aggiuntiva delle 24h indipendente.
Per un probabile difetto di fabbricazione il primo batch di
quadranti bianchi subisce un caratteristico viraggio cromatico, che
fa assumere una gradevole tonalità avorio.
Questa particolarità li rende molto ricercati dai collezionisti
Rolex, che li definiscono comunemente Explorer II 16550 "panna”.
Il 16550 rimane in listino fino al 1988 circa, quando viene
sostituito dal nuovo Rolex Explorer II 16570 dotato di movimento
cal. 3185, tuttora in produzione.
La nascita del primo Rolex Submariner avviene presumibilmente al
termine del 1953 ma la presentazione ufficiale è datata ’54, in
occasione della Fiera di Basilea.
Il nuovo modello è contraddistinto dalla ref. 6204 ed è garantito
impermeabile fino a 100m/330ft.
E’ mosso dal classico calibro A.260, impiegato su numerosi altri
modelli del periodo e subito riconoscibile per la presenza del
fondello bombato.
La cassa presenta dimensioni piuttosto contenute (diametro 37mm) ed
è caratterizzata dalla ghiera girevole bidirezionale, simile a
quella impiegata sul Rolex Turn-O-Graph 6202 creato anch’esso nel
’53.
Cambia però l’inserto graduato, che è suddiviso in sezioni da 5
minuti, alternando barrette ai numeri arabi, ed ha un pallino
luminoso in corrispondenza delle ore 12.
E’ espressamente concepito per misurare il tempo trascorso in
immersione, fornendo una preziosa informazione al sommozzatore.
Il quadrante è nero, laccato o con finitura honeycomb, con grafica
dorata e minuteria continua; il gioco sfere è di tipo pencil, con la
lancetta secondi dotata di dischetto luminoso all’estremità.
Le scritte sul quadrante, pur mantenendo il medesimo font grafico,
possono presentare differenti disposizioni.
Prerogativa di questa referenza è la particolare corona di carica,
dal diametro di soli 5.3mm e marcata con la tipica croce.
Nel corso del 1954, dopo circa un anno di produzione, Rolex presenta
il successore del Submariner 6204, il modello 6205.
La nuova referenza mantiene inalterate le principali caratteristiche
della precedente, limitandosi ad introdurre alcune leggere
modifiche.
Il fondello ha ora una bombatura maggiormente pronunciata e la
corona di carica vede aumentare il diametro fino a raggiungere i
6mm.
Esteticamente è quasi indistinguibile dal Rolex Submariner 6204, del
quale costituisce una sorta di evoluzione.
Durante lo stesso anno viene introdotto anche il Submariner ref.
6200, il primo modello a garantire una massima profondità
raggiungibile pari a 200m/330ft.
E’ chiaramente un orologio maggiormente specializzato e orientato ad
un uso professionale, come si può dedurre anche dal suo aspetto
estetico.
La cassa ha uno spessore maggiore rispetto alle referenze precedenti
e per la prima volta compare la nuova corona di carica Brevet da
8mm.
Il Rolex ref. 6200 monta prevalentemente il quadrante explorer face
con numeri arabi ma è disponibile anche una variante standard con
indici “a pallettoni”.
Solitamente il nome del modello non compare sul quadrante, ad
eccezione di qualche esemplare recante la dicitura Submariner alle
ore 6.
La lunetta rimane quella impiegata sulle ref. 6204 e 6205 mentre per
la prima volta viene impiegato il gioco sfere Mercedes, che va a
sostituire le lancette Pencil impiegate in precedenza, diventando lo
standard per la gamma Submariner.
Il movimento è il cal. A.296, ormai prossimo alla fine produzione.
L’anno 1955 porta importanti cambiamenti all’interno della gamma
Rolex Submariner: viene interrotta la produzione delle ref. 6205 e
6200 e si registra l’introduzione di tre nuovi modelli che ne
prendono il posto.
La ref. 6200 cede il posto al nuovo Submariner 6538, destinato
anch’esso ad una clientela professionale potendo garantire una
profondità massima di 200m/660ft.
La carrure mantiene uno spessore notevole ma il fondello perde la
bombatura vista in precedenza, in seguito all’adozione del calibro
1030 in sostituzione dell’ A.296.
La corona di carica rimane la sovradimensionata Brevet dal diametro
di 8mm.
I primi esemplari montano ancora la lunetta non graduata mentre in
un secondo momento viene introdotto un inserto provvisto di
graduazione ai primi 15 min.
Inizialmente il triangolo alle ore 12 è di colore rosso, una
soluzione presto scartata a causa della scarsa visibilità di questo
colore oltre i 10m di profondità.
Vengono prodotte diverse varianti di quadrante, mantenendo il fondo
nero laccato e la grafica dorata.
Tra le più interessanti sono da ricordare la versione con
certificato di cronometro, quella con profondità in rosso e la
rarissima variante explorer face
Le lancette sono di tipo Mercedes, con lo sferino secondi standard o
in versione lollypop con dischetto luminoso grande.
Nello stesso periodo Rolex realizza anche una speciale versione con
probabile destinazione militare, chiamata 6538 A.
Si distingue dal modello standard per il particolare quadrante,
privo sia della dicitura Submariner che della profondità, e per
l’impiego di un vetro differente (Tropic 19, utilizzato in seguito
sulle ref. 5512 e 5513).
Il numero di matricola è riportato anche all’interno del fondello,
una caratteristica tipica dei modelli militari o con destinazioni
speciali.
Il Rolex Submariner 6536, garantito impermeabile fino a 100m/330ft,
va a sostituire il precedente 6205 dal quale si distingue per
importanti particolari.
La cassa è analoga a quella della ref. 6538 e l’impiego del nuovo
movimento cal.1030 permette l’impiego di un fondello meno bombato
dei precedenti grazie ad un minore ingombro verticale.
La corona di carica misura 6mm.
Non è infrequente trovare degli esemplari con fondello 6538, con la
vecchia referenza cancellata ed affiancata da quella corretta: è
un’operazione compiuta direttamente da Rolex presumibilmente per
esaurire i componenti già presenti in stock.
Il quadrante è nero glossy con grafica oro e in alcuni rari casi può
avere l’indicazione della profondità stampata in colore rosso.
La ghiera e il gioco sfere prevedono le medesime varianti previste
sul Submariner referenza 6538.
Al fianco del Submariner 6536 troviamo la variante 6536/1, che si
differenzia per alcuni dettagli.
Impiega una cassa di spessore minore, simile a quella usata in
precedenza sul modello 6205; anche il vetro è differente ed ha
dimensioni leggermente più ampie.
Il quadrante, simile graficamente a quello della ref. 6536,
differisce per le dimensioni avendo un diametro leggermente più
grande.
E’ una differenza minima, nell’ordine di qualche decimo di
millimetro, che rende i due quadranti non intercambiabili.
Purtroppo non si conosce la ragione della compresenza di due modelli
così simili: possiamo ipotizzare che il Rolex Submariner 6536, più
robusto, fosse destinato ad un uso professionale mentre il 6536/1
fosse diretto ad un pubblico più vasto e meno esigente.
Nel 1958 si registra l’introduzione di due nuovi modelli che vanno
ad affiancare quelli descritti in precedenza.
Il Submariner 5508 è sostanzialmente simile alla ref. 6536/1, dalla
quale si distingue principalmente per l’impiego del nuovo calibro
1530 creato nel 1957.
E’ garantito impermeabile fino a 100m/330ft e monta corona di carica
da 6mm. La lunetta è graduata ai primi 15min mentre il quadrante
mantiene la finitura nera glossy con grafica dorata e profondità in
argento.
La ref. 5510 è invece da considerarsi come la naturale evoluzione
del Submariner 6538, dal quale eredita la cassa di notevole spessore
e la corona di carica Brevet da 8mm.
E’ l’ultimo modello a montarla, chiudendo l’epoca di questi modelli
che in futuro verranno definiti “coroncioni” da parte dei
collezionisti.
Al pari del Rolex ref. 5508 è equipaggiato con il movimento cal.
1530 e inserto ghiera graduato ai primi 15 minuti.
Garantisce una profondità massima di 200m/660ft e rimane in
produzione per un anno soltanto, venendo prodotto in un ridotto
numero di esemplari.
Il 1959 segna l’uscita di produzione dei Submariner 6538, 6536,
6536/1 e 5510 mentre la ref. 5508 rimarrà ancora disponibile per
circa tre anni.
Nello stesso anno avviene una importante innovazione: l’introduzione
delle spallette a protezione della corona di carica, che coincide
con la nascita del Rolex Submariner ref. 5512.
Il nuovo modello prende il posto delle precedenti ref. impermeabili
fino a 200m/660ft, presentandosi profondamente rinnovato rispetto ai
predecessori.
La cassa è completamente nuova e per la prima volta presenta le
spallette di protezione ai lati della corona, utili per proteggerla
da urti accidentali.
Anche la corona stessa è inedita: non più la Brevet da 8mm ma la
nuova Twinlock dal diametro di 7mm.
La ghiera girevole assume una zigrinatura più pronunciata rispetto
al passato e presenta un inserto graduato ai primi 15 minuti.
I primi esemplari, indicativamente fino al ’64, sono mossi dal cal.
1530 e presentano un quadrante nero glossy con grafica dorata o
mista oro/argento.
Può essere presente il certificato di cronometro mentre la minuteria
è chiusa come sui modelli precedenti.
Le spallette hanno un profilo appuntito, ad eccezione di alcuni rari
esemplari di inizio produzione caratterizzati dalle spallette
squadrate, presto abbandonate.
A partire dal 1965 vengono adottati i nuovi calibri 1560 e 1570 che
vanno a sostituire il precedente 1530.
Il quadrante mostra sempre il certificato di cronometro ma è
caratterizzato dalla minuteria aperta.
Cambia anche la dicitura ad ore 6, che passa dalla classica SWISS
utilizzata fin dagli anni ’50 alla nuova SWISS – T<25 a causa della
mutata legislazione sui materiali radioattivi.
A queste modifiche si aggiungono le nuove spallette arrotondate che
prendono il posto di quelle a punta.
Il 1967 fa registrare l’introduzione dei nuovi quadranti opachi con
grafica bianca, che vengono utilizzati fino al termine della
produzione del Rolex Submariner 5512, avvenuta nel 1978.
Nel 1962 Rolex presenta una versione più economica del 5512, priva
della certificazione di cronometro.
Assume la ref. 5513 e inizialmente monta il cal. 1530 sostituito
dopo circa un anno al nuovo movimento cal. 1520.
Anche il Submariner 5513 impiega la cassa con spallette a punta fino
al ’64, per passare alle più convenzionali spallette arrotondate nel
1965.
L’evoluzione dei quadranti rispecchia esattamente quanto avviene con
la ref. 5512, ad eccezione ovviamente del certificato di
cronometria, non presente.
Riassumendo, troviamo quadranti glossy con minuteria chiusa dal 1962
al ’64, glossy con minuteria aperta dal 1965 fino al ’67 e la
versione opaca matt dal 1968 al 1985 circa.
Interessante notare l’esistenza di due rare varianti di quadrante,
prerogativa di questa referenza.
Il primo è un modello transizionale utilizzato attorno al 1964:
presenta ancora la dicitura SWISS nonostante la minuteria aperta ed
ha un trattino argentato, definito underline.
Il secondo tipo, conosciuto come explorer face, si caratterizza per
i numeri arabi in riferimento alle ore 3, 6 e 9 e dovrebbe essere
stato distribuito solo sul mercato inglese.
La produzione del Rolex 5513 continua anche dopo l’uscita di scena
del Submariner 5512 facendo registrare un solo importante
cambiamento attorno alla metà degli anni ’80.
Viene adottato un nuovo tipo di quadrante laccato con grafica bianca
ed indici con un profilo in oro bianco, definiti “a bicchierini”.
Con questa ultima configurazione il 5513 rimane in catalogo fino al
1989, quando viene sostituito dalla ref. 14060 dotata di vetro
zaffiro.
Il 1967 vede l’introduzione del primo Submariner con data,
contraddistinto dalla ref. 1680.
Esteticamente simile alla ref. 5512, presenta il datario alle ore 3
visibile attraverso una apertura del quadrante.
Il vetro è caratterizzato dalla lente magnificatrice cyclope e dal
tipico profilo squadrato, che lo fa sporgere nettamente dalla
carrure.
Il quadrante è di tipo opaco matt con scritte bianche ad eccezione
del nome del modello, Submariner, stampato in colore rosso.
Il movimento utilizzato è il cal. 1575 derivato dal cal. 1530 e
marcato 1570 sul ponte dell’automatico.
Il 1680 rimane invariato fino al 1973 circa, quando viene
gradualmente introdotto un nuovo tipo di quadrante con grafica
interamente bianca: scompare quindi la caratteristica scritta rossa
utilizzata in precedenza.
Nel 1969 Rolex propone per la prima volta una versione del
Submariner realizzata in oro giallo 18kt, contraddistinto dalla ref.
1680/8.
Il quadrante viene proposto in due varianti cromatiche, blu e nera,
entrambe con grafica dorata.
Gli indici sono applicati e hanno una caratteristica forma a tronco
di cono; l’inserto ghiera è coordinato al quadrante, blu o nero con
graduazione di colore oro.
La produzione di questo esclusivo modello ha termine nel 1978,
mentre la variante in acciaio rimane disponibile fino al 1979.
Da segnalare alcune modifiche avvenute durante gli anni e comuni a
tutte le referenze Rolex Submariner: il passaggio dalla corona
Twinlock alla più efficiente Triplock avvenuto attorno al ’72 e
l’introduzione del fermo-macchina per i movimenti prodotti dopo il
1971.
L’ultimo Submariner a mantenere un legame con il passato è la ref.
16800, che fa la sua comparsa nei cataloghi Rolex a partire dal
1979.
Nonostante monti già il moderno vetro zaffiro, durante il primo
periodo produttivo mantiene il quadrante matt con indici al tritio,
simile a quello impiegato sulla ref. 1680.
Per la prima volta la ghiera girevole diventa unidirezionale: una
apposita molletta permette la rotazione unicamente in senso
antiorario, garantendo maggiore sicurezza nella misurazione dei
tempi di immersione.
La corona di carica Triplock è un'evoluzione di quella precedente e
presenta il tubo con guarnizione O-ring esterna, introdotta
presumibilmente nel 1978 con il Rolex Sea-Dweller ref. 16660.
Il movimento utilizzato è il cal. 3035 dotato di scatto rapido del
datario e fermo-macchina.
Attorno alla metà degli anni ’80 viene introdotto il quadrante
laccato con indici “a bicchierini”, mantenuto fino al termine della
produzione avvenuta nel 1988.
Questa referenza, unitamente agli ultimi esemplari di 5513, conclude
l’epopea dei modelli Submariner di interesse collezionistico, che
lasciano il posto a modelli più moderni tuttora in produzione.
Produzione Rolex 1945-1987
Questo grafico prende in esame la produzione di orologi Rolex in
funzione dei singoli anni, facendo riferimento all’arco temporale
compreso tra il 1945 e il 1987, cioè l’ultimo anno in cui vengono
impiegati i seriali numerici.
Osservando l’andamento produttivo possiamo notare una naturale
tendenza crescente caratterizzata però da alcuni picchi, sia
positivi che negativi: riscontriamo cioè delle fasi di
sovrapproduzione alternate ad altre di sottoproduzione.
Tra le più evidenti notiamo ovviamente una produzione ridotta
durante gli anni del secondo conflitto mondiale e un evidente picco
negativo attorno al 1979, presumibilmente imputabile alla crisi
energetica di quell’anno che potrebbe avere frenato la domanda di
orologi di lusso. La notevole crescita avvenuta nei primi anni ’80 è
verosimilmente dovuta alla introduzione dei nuovi modelli Rolex con
vetro in zaffiro che per un certo periodo vanno ad affiancare la
gamma “storica”.
Il biennio 1976-’77 merita un discorso più approfondito: osservando
il grafico la linea continua rappresenta quella che riteniamo essere
la produzione effettiva di orologi mentre la tratteggiata comprende
il range dei numeri seriali presumibilmente riservati alle casse di
fornitura.
Questa ipotesi è avvalorata dalla presunta iperproduzione avvenuta
nel 1976: è infatti poco plausibile che Rolex abbia effettivamente
realizzato un numero così elevato di orologi (dalla matricola
4.120.000 alla 5.000.000 circa), rendendo invece verosimile la tesi
che vorrebbe un congruo range di numeri seriali riservati alle casse
di ricambio (4.440.000 – 5.000.000 circa).
La linea tratteggiata mostra infatti un poco credibile picco
produttivo (oltre 800.000 orologi) mentre quella continua illustra
il dato che reputiamo più veritiero.
Ricordiamo anche in questo caso che, a causa della mancanza di
riferimenti ufficiali forniti dalla Casa, i dati sono da
considerarsi come una semplice ipotesi formulata dagli autori del
sito.
Rolex Cosmograph Daytona ref. 16520, acciaio, prodotto nel 1994.
Cassa in 3 corpi, fondello a vite, ghiera graduata.
Quadrante nero, grafica bianca, indici applicati, sfere "a bastone".
Movimento cal. 4030, cronografo a 3 contatori, automatico,
fermo-macchina.
Bracciale Oyster in acciaio con chiusura Flip-lock.
Ottime condizioni, completo di scatola e garanzia.
Il quadrante di questo Rolex Cosmograph Daytona presenta una
alterazione cromatica che ha fatto assumere una caratteristica
tonalità marrone ai contatori cronografici.
Molto apprezzata dai collezionisti Rolex, questa particolarità è
probabilmente dovuta ad un difetto di fabbricazione del quadrante e
si verifica prevalentemente sugli orologi realizzati tra il 1994 e
il '95 (seriali S e W).
Il cal. Rolex 4030 deriva dal movimento 400 realizzato da Zenith, il
migliore calibro cronografico in produzione all'epoca (1988).
Le modifiche effettuate da Rolex sono numerosissime e comprendono
aspetti importanti come l'eliminazione del datario e l'introduzione
del bilanciere con regolazione Microstella.
Importanti cambiamenti tecnici riducono il numero delle alternanze,
che passano da 36.000 a/h (Zenith) a 28.800 (Rolex).
Il 4030 è l'ultimo movimento cronografico realizzato su base
esterna, dal momento che la nuova generazione di Cosmograph Daytona,
datata 2001, utilizza il calibro di manifattura Rolex.
|
|